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Quello che sta avvenendo in Sud Sudan è un vero confronto politico/militare tra due uomini, Salva Kiir da un lato e Riek Machar dall’altro, che non si sono mai amati e non, come dicono i media, una lotta intestina tra etnie diverse. Certo non si può negare che la rivalità etnica conti, ma in questo caso è secondaria.

I negoziatori di Sudan e Sud Sudan hanno ripreso i colloqui per trovare una via d’uscita all’attuale situazione di stallo che rischia di trasformarsi in un conflitto aperto. I punti della discordia, come sappiamo, sono la demarcazione definitiva dei confini, lo status della regione di Abyei, la divisione dei profitti delle esportazioni di petrolio, regole chiare sulla cittadinanza e un protocollo di sicurezza condiviso.

Prima di tutto una buona notizia: il Sud Sudan con un grande gesto di responsabilità ha deciso di ritirare le sue truppe da Panthou (Heglig). Questo in risposta agli appelli dell’Onu e dei leader mondiali anche se il Governo di Juba ha affermato che “Panthou (Heglig) rimane parte integrante della Repubblica del Sud Sudan”. Questo dovrebbe riuscire, almeno in parte, a stemperare le tensioni che negli ultimi giorni si erano concentrate intorno a quel sito. Tuttavia la situazione resta tesissima e Khartoum ancora solo ieri ha minacciato guerra totale con il Sud Sudan. 

Omar al-Bashir, presidente/dittatore del Sudan, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale (TPI) per crimini contro l’Umanità, è l’emblema vivente dell’impotenza delle Nazioni Unite. Nonostante il mandato di cattura internazionale, nonostante il “presunto” embargo delle armi al Sudan imposto proprio dalle Nazioni Unite, nonostante tutto questo il dittatore sudanese ha continuato impunemente a commettere atroci crimini e si  sta preparando ad attaccare in forze i neonato stato cristiano del Sud Sudan.