Il piano di Trump ha una lacuna: ai palestinesi non interessa un loro Stato

Ieri mattina ci siamo svegliati con l’annuncio del Piano di Trump per il Medio Oriente, il tanto atteso “piano del secolo”.

È un piano ardito e allo stesso tempo controverso, oggettivamente sbilanciato a favore di Israele ma che non manca di importanti aperture a favore della creazione di uno Stato Palestinese.

I critici anti-israeliani (ma non solo) lo hanno subito bollato come “un favore elettorale a Netanyahu”. C’è addirittura chi, come la Giordania, è arrivato a definirlo “una imboscata”.

In realtà il piano di Trump è geniale perché sgombera il campo da tutta una serie di problemi che fino ad oggi avevano impedito di raggiungere la tanto agognata soluzione a due Stati.

Prima di tutto mette fine alla interminabile controversia su Gerusalemme. La città santa sarà tutta israeliana e i luoghi santi saranno aperti a tutte le religioni. Fino ad oggi gli ebrei non potevano andare sul Monte del Tempio.

Accantona definitivamente l’assurda pretesa palestinese di voler trasformare in profughi qualche milione di palestinesi nati e residenti in altri paesi arabi, con l’altrettanto assurda pretesa di un fantomatico “diritto al ritorno” non previsto da nessuna legge internazionale.

Mette i palestinesi nella condizione di creare veramente un proprio Stato indipendente con un budget di 50 miliardi di dollari dedicati allo sviluppo e alla modernizzazione della Palestina.

Ed è qui che nasce il vero problema. Siamo sicuri che i palestinesi vogliano imbarcarsi in questa avventura della creazione di uno Stato Palestinese?

No perché questo comporta tutta una serie di responsabilità e, soprattutto, comporta la fine delle montagne di benefici che questa situazione porta nelle tasche palestinesi, a partire dagli aiuti internazionali elargiti a fondo perduto e alla non trascurabile fine dello “status di vittime”.

Fino ad oggi i palestinesi sono vissuti sulle spalle degli altri, a partire da Israele che fornisce loro luce, telefonia, acqua, servizi sanitari e facilita il commercio dei pochi prodotti “made in Palestine”. Per non parlare del fatto che basta che aprano bocca e la comunità internazionale li seppellisce di dollari, logicamente a fondo perduto.

Parliamoci chiaramente, chi glielo fa fare ai palestinesi di imbarcarsi in una avventura che toglierà loro tutti questi benefici e li costringerà, finalmente, a muoversi in maniera indipendente e a lavorare?

Se volevano veramente un loro Stato lo avrebbero potuto costruire da decenni, da quando gli venne offerto il 100% di quello che chiedevano.

Quando gli venne restituita la Striscia di Gaza non gli venne reso un deserto come avevano trovato gli israeliani, gli venne restituita una terra fertilissima, ricca di acqua e terreni agricoli. Un paradiso che in pochi giorni distrussero trasformandolo nell’inferno che è oggi.

Non si possono dimenticare questi fatti, non si possono mettere nell’angolo delle cose ininfluenti, perché il vero problema è questo. I palestinesi non vogliono creare uno Stato palestinese indipendente, tanto meno che viva in pace accanto a Israele.

È questo il vero ostacolo che nessun piano di pace, per quanto fatto bene, potrà mai superare.

I Presidenti USA che nel corso degli anni si sono susseguiti hanno cercato tutti di mettere fine alla annosa questione israelo-palestinese andando sempre a scontrarsi frontalmente con questo problema.

E oggi non è diverso, pur ammettendo che il piano di Trump è differente da altri piani americani, ha una lacuna non indifferente: non ha fatto i conti con il fatto che ai palestinesi non interessa costruire un proprio Stato.

Ieri gli analisti, quelli bravi e di ogni dove, si sono sperticati nello scrivere analisi critiche sul piano di Trump. Hanno tirato fuori di tutto, dalla questione di Gerusalemme fino al cosiddetto “diritto al ritorno” passando per il “furto di terra” perpetrato con gli insediamenti.

Beh, tranquilli, sono discorsi validissimi per i salotti TV o per una cena tra antisemiti. La realtà vera è che non c’è nessunissima intenzione da parte palestinese di mettere fine al contenzioso con Israele perché farlo comporta l’unica cosa che i palestinesi non hanno mai voluto, checché ne dicano: la nascita di uno Stato palestinese e le conseguenti responsabilità.

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