Il piano di Trump ristabilisce la verità storica sui palestinesi

27 Gennaio 2020

Il Presidente Trump non poteva scegliere momento migliore per presentare al mondo il cosiddetto “accordo del secolo”, il giorno dopo il 75esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, la giornata della memoria che ricorda la Shoah.

E si, perché c’è una linea diretta tra la Shoah e la nascita dello Stato di Israele, c’è una linea diretta tra la creazione dello Stato Ebraico e la ferrea volontà araba di continuare il lavoro degli assassini nazisti.

Sin dal giorno dopo la nascita dello Stato di Israele l’obiettivo principale degli arabi è stata la sua distruzione, una volontà che ha resistito per decenni, una volontà così forte che pur di ottenere l’annientamento del piccolo Stato Ebraico non si è fatta scrupolo né di attaccarlo con forze preponderanti, né, una volta sconfitti, di cercare di aggirare l’ostacolo inventandosi di sana pianta un popolo che non c’era e uno Stato mai esistito.

Il 31 marzo 1977 il giornale olandese Trouw pubblicò un’intervista con un membro del comitato direttivo dell’OLP, Zuheir Muhsin, una intervista troppo in fretta dimenticata perché per una volta raccontava la verità.

Muhsin disse: «il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno Stato Palestinese è solo un mezzo per continuare la nostra lotta contro lo Stato d’Israele per l’unità araba. In realtà non c’è differenza fra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Solo per ragioni politiche e strategiche oggi parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese, visto che gli interessi arabi richiedono che venga creato un distinto “popolo palestinese” che si opponga al sionismo. Per motivi strategici, la Giordania, che è uno Stato sovrano con confini definiti, non può avanzare pretese su Haifa e Jaffa mentre, come palestinese, posso indubbiamente rivendicare Haifa, Jaffa, Beer- Sheva e Gerusalemme. Comunque, appena riconquisteremo tutta la Palestina, non aspetteremo neppure un minuto ad unire Palestina e Giordania».

Ebbene, questo popolo inventato di sana pianta per stessa ammissione araba, per oltre 70 anni ha impedito che in quell’area del Medio Oriente si instaurasse la pace, ha provocato guerre ovunque (anche in Paesi arabi come la Giordania e il Libano), ha scatenato due intifada sanguinosissime, ha effettuato attentati in tutto il mondo o ha ricattato interi Stati per non effettuarli (vedi Lodo Moro).

Ha dilapidato fortune in denaro che sarebbero bastate a portare avanti progetti di sviluppo per tutta l’Africa per decenni, ha messo zizzania persino tra gli stessi arabi. Non ha mai accettato un processo di pace, anche quando gli davano proprio tutto quello che chiedevano.

L’obiettivo non è mai stato creare uno stato palestinese che vivesse in pace accanto ad uno Stato Ebraico, l’obiettivo, quello vero, è sempre stato la distruzione totale di Israele. I cosiddetti “palestinesi” se lo sono pure scritto bello in grande nei loro statuti (che sia quello di Hamas o della OLP, poco cambia).

Per oltre 70 anni il leitmotiv è sempre stato lo stesso, ripetuto in modo martellante: israeliani cattivi e usurpatori di terra, palestinesi buoni e vittime dei cattivi israeliani. Poco importava che a volere la pace non erano i palestinesi. Poco importava che i “buoni palestinesi” intendessero buttare a mare milioni di israeliani. Loro erano i buoni e gli israeliani i cattivi.

Da domani tutto cambia. Finalmente l’America ha un Presidente (che può piacere o meno) che ristabilisce la verità storica, che finalmente pone i palestinesi nel loro giusto alveo, quello cioè di arabi giordani, egiziani, libanesi e siriani che per ragioni strategiche sono diventati palestinesi.

Persino gli arabi hanno capito che non potevano più continuare con questa menzogna e di recente hanno preso le distanze dalla Autorità Palestinese in più di una occasione (a proposito, da ieri seppur con alcune limitazioni gli israeliani potranno andare persino in Arabia Saudita, impensabile fino a poco tempo fa).

Il piano di pace americano non prevede la nascita di uno Stato Palestinese, sarà una “entità autonoma” e dovrà cedere su molti punti, a partire dal controllo della Valle del Giordano fino all’accettazione degli insediamenti. Non potranno avere un esercito né armi pesanti.

Per decenni hanno rifiutato tutto, oggi dovranno digerire il piano di Trump perché non hanno più nemmeno gli stati arabi a sostenerli. O accettano quel piano oppure accettano la totale irrilevanza.

E se ancora c’è qualcuno che sostiene i palestinesi (come l’Iran) solo per motivi anti-israeliani, non avrà vita facile nel farlo. Ormai il mondo arabo è maturo per accettare Israele e per capire la nocività palestinese.

Maurizia De Groot Vos

Vive per lavoro tra Bruxelles e Strasburgo. Odia Facebook e tutti i social, ma li ritiene un male necessario. Sostenitrice di Trump e Netanyahu è sicura che li rimpiangeremo molto presto

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