Iran: decine di donne violentate e uccise nella prigione di Gohar Dasht. Denuncia all’Onu



Mehdi Karroubi lo aveva denunciato qualche tempo fa e per questo era stato incriminato, ma ora la dissidenza iraniana è riuscita a far emergere le prove. Decine di giovani donne iraniane sono state violentate e uccise nel carcere di Gohar Dasht, nella città di Karaj, a nord di Teheran.

I racconti che la dissidenza iraniana è riuscita a far pervenire all’esterno sono davvero allucinanti. Si parla di ragazze, prevalentemente tra i 22 e 30 anni, che dal lontano 2005 vengono portate nella prigione di Gohar Dasht dove vengono sistematicamente violentate e spesso uccise per nascondere le prove dei soprusi. Non si tratta quindi solo di ragazze arrestate a seguito dei disordini post-elettorali, ma si tratta di una pratica contro le donne iraniane che è in atto da almeno quattro anni.

Le carcerate della prigione di Gohar Dasht sono prevalentemente ragazze che sono state arrestate dalla famigerata polizia morale per reati connessi all’abbigliamento “immorale” (magari per non aver messo per bene il velo sulla testa) o per reati connessi all’uso di sostanze stupefacenti (si sarebbero fatte una canna). Una volta arrestate vengono tenute in isolamento e interrogate molto duramente, tanto duramente da indurle a confessare i loro “misfatti” e quindi a essere condannate a pene detentive piuttosto lunghe. Una volta condannate vengono portate nel carcere di Gohar Dasht, che si trova nella città di Karaj, a nord di Teheran. Qui vengono assegnate al famigerato reparto 7 padiglione 21 ed inizia il loro inferno.

Prima vengono sistematicamente drogate tanto da diventare dipendenti, poi i secondini e chiunque abbia un minimo di potere abusa sessualmente di loro. Dentro al reparto 7 ci sono bande di criminali che controllano il traffico di droga e si occupano di far fuori chi non sottostà agli abusi o minaccia di denunciarli. Le ragazze in pratica vengono trasformate in vere e proprie schiave sessuali a disposizione di chiunque abbia abbastanza potere per abusare di loro impunemente, dai secondini ai politici e dirigenti iraniani. Una volta che non servono più allo scopo oppure c’è il sospetto che possano denunciare la cosa, vengono eliminate per cancellare ogni traccia. Alle famiglie gli viene detto che sono morte per cause naturali o per la mancanza di medicinali.

Ultimamente anche molte delle ragazze arrestate durante le manifestazioni post-elettorali sono state portate nel carcere di Gohar Dasht. Qui ha perso la vita Mahnaz Akbar Tehrani, trovata impiccata in una cella di sicurezza del reparto 7.

Fortunatamente la dissidenza iraniana è riuscita a trovare dei testimoni che sono pronti a dichiarare di aver assistito agli stupri e alle uccisioni di diverse ragazze. Tra queste i nomi di quelle di cui si è in possesso di prove sono:

  • Mahnaz Akbar Tehrani uccisa nel 2009

  • Hedie Movayedi uccisa nel 2009

  • Shirn Zoghi Fotovat uccisa nel 2009

  • Cathrin Safa Kermanshahi uccisa nel 2005

  • Mina Maleki uccisa nel 2005

  • Fereshte Rajab Zadeh uccisa nel 2005

  • Arezzo Abdi uccisa nel 2005

  • Hanie Adian data di uccisione sconosciuta

Secondo i testimoni i responsabili di questo errore sono:

  • SIMIN JALILVAND, attuale capo del reparto femminile, membro della guardia rivoluzionaria

  • MARYAM KHADAM Sharifi – speudonimo MARYAM Mohamadi ex capo del reparto femminile

  • ALI HAJ KAZEM, capo della prigione

  • ALI Mohamadi, vice capo della prigione

  • REZA Torabi, capo inquisitore

  • KERMANI, capo della sicurezza e delle informazioni

  • FARAJI, vice capo della sicurezza e delle informazioni

Secondo Protocollo, aderendo alla richiesta dei dissidenti iraniani e delle organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani in Iran, ha inviato alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite tutta la documentazione in nostro possesso chiedendo di investigare su quanto denunciato e chiedendo di provvedere immediatamente a mettere in sicurezza i testimoni.

Secondo Protocollo

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