Quante prove servono ancora per capire il piano criminale di Ahmadinejad? L’ultima è arrivata ieri dall’Argentina, al momento l’unica che ha avuto la decenza di chiamare il nuovo Ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi, con il suo vero nome: terrorista.

D’altra parte non è una novità per Ahmadinejad circondarsi di criminali, lui che viene dalle file della “Forza Qods”, una manica di assassini che hanno ucciso centinaia di iraniani dissidenti, sa bene come si fa. Lui che protegge un certo Hassan Nasrallah, che flirta (per non dire amoreggia) con un certo Omar al Bashir, criminale di guerra, genocida e ricercato dal Tribunale Penale Internazionale, che ha tra i suoi più stretti collaboratori un certo Mahmoud Barghe Zarrini, uno tra i più noti torturatori di giovani ragazzi iraniani, esattamente come il cognato di Ahmadinejad, Ahmad Radan, che in più si “diletta” spesso con le giovani iraniane arrestate, violentandole ferocemente. Non c’è quindi da stupirsi che abbia voluto con se anche il terrorista Ahmad Vahidi, un “eroe” che ha ammazzato a sangue freddo 85 “sporchi ebrei” e che come lui arriva dalla Forza Qods.

Ma che volete che sia, Ahmadinejad mica l’ha mai nascosto quello che voleva fare, basta scorrere la lista dei Ministri del suo governo criminale, alimentato con il sangue di giovani martiri iraniani, come se fosse un moderno Dracula dagli appetiti globali. Tra di loro la creme dei Pasdaran e dei Basij con la chicca di tre donne che in vita loro hanno fatto di tutto per rendere la vita impossibile alle donne iraniane.

E siamo solo all’inizio. Ancora Ahmadinejad deve metterlo in pratica il suo piano, la sua “soluzione finale”. Intanto ha ricevuto i complimenti del caro amico Assad, un altro che con i criminali internazionali ci fa colazione la mattina (vedi alla voce Khaled Meshaal, Samir Kuntar e ancora Assan Nasrallah che non manca mai quando si parla di terrorismo) e si appresta a esportare definitivamente la rivoluzione islamica iraniana in Iraq. Tra pochi mesi avrà la tanto agognata arma nucleare e allora gli equilibri in campo cambieranno decisamente a suo favore. Tacitata con la violenza l’opposizione interna potrà zittire, sempre con la violenza, anche quella esterna ed estera, il tutto per la gloria della “politica della non interferenza” tanto cara all’occidente e della “politica della mano tesa” tanto cara al Presidente americano, Barak Obama.

E così, alla faccia della lotta globale al terrorismo, la diplomazia internazionale si è arricchita di un Ministro terrorista, non un ministro qualsiasi ma un Ministro della Difesa, quello che controlla il potente esercito e tutte le sue ramificazioni (Pasdaran, Basij, forza Qods ecc. ecc.) di uno dei regimi più aggressivi sulla faccia della terra, quello di Ahmadinejad.

Povero Iran, poveri iraniani, ancora una volta sono loro a essere le prime vittime di Ahmadinejad. Ma presto saranno in numerosa e buona compagnia. I segnali vi vedono bene, solo chi non vuol vederli o chi è in malafede non li vede. I martiri iraniani avranno presto molti fratelli “di sangue” a tener loro compagnia in Paradiso, qualunque Paradiso esso sia.

Miriam Bolaffi

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