Le battaglie si devono combattere quando è il momento giusto se si vogliono vincere. E lo Ius Soli è una battaglia persa in partenza, almeno in questo momento.

Se si affronta la questione sotto il mero aspetto “umanitario” e di diritto, una legge adeguata sullo Ius Soli non sarebbe una eresia. Ma se lo stesso argomento lo si affronta sotto l’aspetto meramente politico e soprattutto di consenso, chiedere ora una legge sullo Ius Soli è un vero e proprio suicidio.

Salvini, a livello di consenso, sta vivendo di rendita per aver fermato un paio di barchette e per essersi appropriato dei meriti di Minniti riguardo al fatto di aver fermato l’immigrazione clandestina.

Per il resto il capo della Lega non ha fatto altro se non fare costante campagna elettorale e alzare i toni sugli immigrati ben sapendo di avere per questo un consenso trasversale, cioè un consenso sulla sua politica sull’immigrazione che gli arriva da destra e da sinistra.

Ora cosa fa il Partito Democratico che proprio su questo argomento ha perso le elezioni e che ha un disperato bisogno di riguadagnare consenso? Ritira fuori lo Ius Soli, cioè uno di quegli argomenti attualmente più invisi agli elettori che non si collocano né a destra né a sinistra, cioè che non sono ideologicamente schierati e che votano a seconda del programma. Elettorato che è la maggioranza.

Capite che è un suicidio politico? Capite che ritirare fuori lo Ius Soli significa fare un favore enorme a Salvini che, in mancanza di risultati, ha bisogno come il pane di distrazioni di massa facilmente cavalcabili?

E cosa c’è di meglio di una legge che secondo la maggioranza della gente comune viene vista come qualcosa che legalizza la cosiddetta “invasione”?

Le battaglie di civiltà sono belle ma a livello politico non pagano. Lo Ius Soli è sicuramente una grande battaglia di civiltà, ma politicamente è devastante. Spiace dirlo ma di questo passo Salvini governerà l’Italia per i prossimi 40 anni.