L’Iran avvia nuovi lavori al reattore di Arak e minaccia Israele

24 Dicembre 2019

L’Iran ha avviato ieri un nuovo programma di aggiornamento del reattore nucleare di Arak che nelle intenzioni degli Ayatollah dovrebbe aumentare la produzione di acqua pesante e quindi di plutonio.

Lo hanno annunciato gli stessi iraniani per bocca del capo del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi.

Ad aiutare gli iraniani nei lavori al reattore di Arak ci sarebbe la Gran Bretagna, ufficialmente per controllare che l’Iran non produca più plutonio del dovuto.

Per il momento i lavori al reattore di Arak non violerebbero gli accordi sul nucleare iraniano (JCPOA), ma il timore che gli Ayatollah vogliano aumentare la produzione di plutonio è reale e concreta.

Il mese scorso l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che vigila sul rispetto del JCPOA, ha avvisato che l’Iran aveva prodotto più acqua pesante di quanto consentito dall’accordo.

L’acqua pesante aiuta a raffreddare i reattori, producendo plutonio come sottoprodotto che può essere potenzialmente utilizzato nelle armi nucleari.

Minacce a Israele per i raid in Siria

Intanto l’Iran è tornato a minacciare Israele. Ieri Ali Akbar Velayati, alto consigliere del leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, in una intervista a Russia Today, ha detto che «Israele pagherà a caro prezzo i raid in Siria».

La minaccia del consigliere di Khamenei arriva dopo che domenica un raid aereo, probabilmente israeliano, aveva colpito una base iraniana in Siria uccidendo tre miliziani iraniani. «Gli attacchi israeliani non rimarranno senza risposta» ha aggiunto Velayati alla agenzia di stato russa.

I timori israeliani

Secondo diverse fonti l’intelligence israeliana sarebbe fortemente preoccupata per un possibile attacco iraniano portato con le stesse modalità usate lo scorso 14 settembre per attaccare l’Arabia Saudita, cioè una combinazione di missili e droni che volando a bassa quota sono riusciti ad eludere i sistemi di difesa sauditi.

Certo, Israele non è l’Arabia Saudita e il sistema di difesa israeliano è una garanzia, ma è indubbio che la possibilità che anche un solo missile o drone possa sfuggire alla difesa israeliana preoccupa moltissimo i militari di Gerusalemme.

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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