Solo mercoledì il Presidente siriano,  Bashar Assad, aveva convocato gli oppositori, i capotribù e i vari sceicchi siriani per intavolare un dialogo finalmente costruttivo. Lo aveva fatto nel giorno della visita del Ministro degli Esteri turco arrivato a Damasco per offrire la collaborazione di Ankara nella costruzione di un percorso democratico in Siria. Ieri, tutte quelle speranze sono state annegate nel sangue.

Come ogni venerdì, alla fine della preghiera molti dimostranti sono scesi in piazza per protestare pacificamente contro il regime e per chiedere una svolta democratica in Siria. Lo hanno fatto in molte città e senza violenza alcuna. Solo che questa volta ad aspettarli al varco c’erano i corpi speciale di regime che qualcuno dice essere composti da elementi iraniani. Fatto sta che a Daraa e a Homs i “poliziotti” si sono appostati in zone elevate e hanno fatto fuoco sulla folla inerme uccidendo almeno 30 persone e ferendone centinaia. A Daraa, già teatro le scorse settimane di una terribile strage di innocenti, i killer del regime si sono appostati su un cavalcavia da dove hanno sparato indiscriminatamente sulla folla. Alla notizia dei morti di Daraa e Homs la protesta è dilagata in altre città come ad Hasake, Qamishli e Amuda oltre che ad altri centri.

Incredulo Nadem Darwish, leader del “centro per la libertà d’espressione” che solo mercoledì era stato a colloquio con Assad dopo che nei primi giorni della protesta il regime lo aveva arrestato. Non si capacita come possa il regime organizzare un “tavolo del dialogo” il mercoledì per poi sparare sulla folla il venerdì.

Voci sempre più insistenti tra gli oppositori in rete parlano di una intromissione iraniana nella violenta repressione. Testimoni di Homs hanno riferito che gli elementi in borghese che hanno sparato gas soffocanti sulla folla parlavano tra di loro in persiano e non in arabo. Testimonianze simili anche dalle cittadine curde di Qamishli e Amuda. E’ chiaro che Teheran non si può permettere di perdere un alleato fondamentale come la Siria e che farà di tutto pur di mantenere il controllo sul Paese arabo.

Secondo Protocollo

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