Sono stati 45 i razzi lanciati ieri dalla Striscia di Gaza verso Israele ai quali si è aggiunto un vile attentato ad uno scuolabus che solo per un fortuito caso non ha provocato una strage di bambini. E’ chiaro che si è di fronte ad un vero e proprio conflitto e non a sporadici casi di violenza.

Ieri sera intorno alle 23 locali Hamas ha dichiarato il cessate il fuoco unilaterale. Non lo ha fatto perché intende seriamente interrompere gli attacchi verso Israele ma perché teme la più che giustificata reazione israeliana. Nella notte l’aviazione israeliana ha infatti colpito diversi obbiettivi militari nella Striscia di Gaza.

Ma andiamo con calma e vediamo (molto brevemente) l’escalation degli attacchi di ieri. Dalla mattina i terroristi palestinesi hanno iniziato a far piovere missili su Israele. Per la prima volta è entrato in funzione il sistema antimissile Iron Dome che ha intercettato due missili Grad diretti su Ashkelon. Nel pomeriggio il fatto più grave quando un missile anticarro è stato sparato contro uno scuolabus ferendo gravemente un ragazzino di 16 anni, un episodio che però poteva avere ben altre conseguenze visto e considerato che pochi minuti prima erano scesi dallo scuolabus una trentina di scolari. Resta il fatto gravissimo di aver preso di mira deliberatamente un mezzo civile adibito al trasporto di bambini allo scopo di provocare una strage. Ma di questo  i soliti pacifisti pro-palestinesi si guarderanno bene di parlarne.

E’ chiarissima l’intenzione dei terroristi palestinesi di provocare la reazione israeliana e di spingere Gerusalemme verso un nuovo conflitto. Noi lo avevamo detto lo scorso 25 marzo che Hamas aveva bisogno di un nuovo conflitto armato e i fatti di ieri ci danno purtroppo ragione.

Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, Benny Gantz, ieri ha sollecitato i suoi uomini a mantenere la calma e a non cadere nel trabocchetto palestinese, ma la tensione lungo il confine con Gaza è altissima ed è molto difficile non reagire al continuo bombardamento indiscriminato di missili contro abitazioni civili. I terroristi mirano deliberatamente a colpire obbiettivi civili e non militari, mirano cioè a provocare quella strage che potrebbe far scattare la reazione israeliana.

Ieri sera il Governo Israeliano ha fatto sapere che “farà tutto il necessario per mettere fine a questa escalation di violenza”. La dichiarazione è arrivata pochi minuti prima di quella emessa da Hamas la quale avvisava del cessate il fuoco. Secondo i palestinesi la mediazione di Turchia ed Egitto avrebbe permesso un accordo tra le varie fazioni terroristiche le quali avrebbero deciso per la fine delle operazioni ostili. Naturalmente nessuno ci crede. Hamas ha annunciato decine di volte un cessate il fuoco per poi infrangerlo sistematicamente, non si vede perché questa volta la storia debba essere diversa. E poi diciamolo, è troppo facile lanciare decine di attacchi terroristici contro obbiettivi civili per poi cercare di cavarsela con un annuncio unilaterale volto a non subire la più che legittima reazione israeliana.

La verità è che fino a quando ci sarà Hamas non potrà esserci alcuna forma di pace in Medio Oriente. Occorre prendere atto di questa realtà e agire di conseguenza, sia per il bene di Israele che per quello dei palestinesi onesti che mirano solo ad avere un proprio Stato. La totale distruzione del gruppo terrorista non è quindi più solo una opzione ma diventa sempre più una necessità.

Si va quindi verso un nuovo e devastante conflitto diretto tra i terroristi di Hamas e Israele? Non ci è dato saperlo, ma una cosa è certa: Israele non può più sopportare la presenza di Hamas, un gruppo terrorista che per statuto vuole la distruzione dello Stato Ebraico, e qualcosa per difendersi deve fare. Come e quando questo avverrà non si sa, ma è certo che ormai è una mera questione di tempo. In ballo c’è la sopravvivenza di Israele.

Sharon Levi