Medio Oriente: è Putin la grande incognita nella sfida tra Iran e Israele

In un Medio Oriente lasciato in fiamme dalla disastrosa politica di Obama ci sono pochissime certezze e tante incognite. Una delle poche certezze emerse con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti è il ritorno dell’Iran nella lista dei cattivi, un “ritorno” che però crea nuovi dubbi e nuove incertezze soprattutto sul ruolo della Russia di Putin che sfruttando a piene mani la debolezza e gli errori di Obama è tornata a svolgere un ruolo di primaria importanza in Medio Oriente.

Cosa rimane del mondo dopo otto anni di Obama

Che mondo ci lascia Barack Hussein Obama dopo otto anni di presidenza del più potente Stato del mondo? Teoricamente sarebbe semplice dire che ci lascia un mondo letteralmente in fiamme o, come ama dire Papa Francesco, un mondo con in atto «la terza guerra mondiale a pezzetti». Sarebbe semplice ma anche semplicistico. La realtà forse è ancora peggiore.

Su Gerusalemme capitale ci vuole un po’ di sano realismo

Chi tra gli amanti di Israele non vorrebbe Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato Ebraico? Credo che su questo tutti concordino e così quando il Presidente Eletto Donald Trump ha annunciato l’intenzione di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, il che equivarrebbe a un riconoscimento di Gerusalemme capitale, tutti gli amici di Israele hanno gioito.

L’ultimo ruggito del coniglio

Ormai ci siamo, il 20 gennaio è vicino e Obama sta per lasciare la guida della più potente nazione della Terra dopo che per otto anni ha contribuito non poco a rendere il mondo un ammasso di cadaveri e una fucina di violenza islamica. Ma il premio ignobel non se ne poteva andare senza fare l’ultimo ruggito del coniglio, così ieri ha ordinato che gli USA si astenessero al Consiglio di Sicurezza dell’Onu su una risoluzione chiaramente anti-israeliana, una decisione che in tanti giustamente definiscono “storica” perché gli USA su certe risoluzioni avevano sempre opposto il veto.

Siria: il peccato originale si chiama Obama

La Siria non è diventata un enorme campo di battaglia per caso ma perché proprio sulla Siria Barack Obama aveva riposto tutte le sue speranze di veder trionfare la Fratellanza Musulmana in Medio Oriente. Solo che ha clamorosamente sbagliato i suoi calcoli e se oggi la Siria è quel campo di battaglia che vediamo, se oggi in Siria ci sono Putin e gli Ayatollah iraniani la colpa è solo di Obama.

Gli Stati Uniti e non Putin rimangono i migliori alleati di Israele

Chi mi conosce sa che non ho in simpatia Barack Obama, lo ritengo il maggior responsabile dell’attuale macello che c’è in Medio Oriente e in Nord Africa. Ha concluso un accordo sul nucleare iraniano che grida vendetta e che probabilmente ha consegnato all’Iran la potenzialità nucleare, anche se forse non subito. Tuttavia è indubbio che gli Stati Uniti rimangono i migliori alleati di Israele, nonostante Obama e la sua guerra personale con Netanyahu.

Con i curdi Obama ha toccato il fondo

Devo dire la verità, credevo di aver visto tutto il peggio possibile dalla politica estera di Obama (su quella interna non posso pronunciarmi anche se dicono bene), ma dopo il palese tradimento delle milizie curde siriane mi devo purtroppo ricredere. Obama ha davvero toccato il fondo.