“Colpiremo i dissidenti e chi aiuta e fomenta la dissidenza in ogni parte del mondo”. A dirlo sul sito ufficiale dei Basij è un messaggio attribuito a Sadeq Larijani, fratello del leader del parlamento iraniano.
“Colpiremo i dissidenti e chi aiuta e fomenta la dissidenza in ogni parte del mondo”. A dirlo sul sito ufficiale dei Basij è un messaggio attribuito a Sadeq Larijani, fratello del leader del parlamento iraniano.
« Per quanto riguarda il problema della libertà, per me si riduce a una questione di parole. Non acconsentirò mai a identificare la libertà con un certo numero di libertà politiche. In ciò che voi chiamate libertà io vedo solamente « delle » libertà. E quella che io chiamo lotta per la libertà non è che la continua e concreta conquista dell’idea di libertà. Colui che non vede la libertà come un bene ardentemente desiderato e crede di possederla, in verità possiede una cosa senza vita, senza anima ; perché la nozione di libertà ha questo di particolare, che si allarga costantemente. Se, dunque, ci si ferma e si proclama di averla conquistata, nello stesso atto avrà dimostrato esattamente di averla perduta… » Henrik Ibsen
E’ arrivata ieri come un macigno (ma quasi ignorata dai media se si fa eccezione per il Corriere.it) la denuncia di Mehdi Karrubi che decine di ragazze e ragazzi, arrestati durante le manifestazioni post elettorali, sarebbero stati selvaggiamente violentati dai loro aguzzini.
E’ stato rilasciato oggi il rapporto 2009 sulla qualità dell’assistenza data dalle Ambasciate e dai Consolati ai cittadini italiani che per qualsiasi motivo si vengono a trovare in difficoltà all’estero o, peggio, vengono arrestati all’estero.
I recenti fatti accaduti in Iran, in Birmania e in altri Paesi (gli ultimi accaduti ieri in Venezuela), dicono con chiarezza che le dittature e i governi autoritari non solo non ascoltano gli appelli della comunità internazionale, ma la sfidano apertamente proprio sul tema dei Diritti Umani.
Quante prove servono ancora per capire il piano criminale di Ahmadinejad? L’ultima è arrivata ieri dall’Argentina, al momento l’unica che ha avuto la decenza di chiamare il nuovo Ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi, con il suo vero nome: terrorista.
Tiene banco in queste ore il vertiginoso aumento della violenza in Afghanistan. I talebani stanno mantenendo la loro promessa di trasformare il voto che si terrà domani in un bagno di sangue. In questa escalation vengono purtroppo dimenticate le ragioni per cui si vota, le persone che si votano e le prospettive future di questo Paese simbolo del fallimento delle cosiddette “guerre per i Diritti” o delle “guerre umanitarie”.