Di Maio: la banalità della favoletta grillina

Di Maio rappresenta il prototipo perfetto dell’ideologia grillina secondo la quale chiunque possa fare il politico e fare politica. Peccato che la politica sia una cosa seria e non è affatto vero che chiunque la possa fare

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Il ranocchio che si trasforma in principe così come il venditore di bibite che si trasforma in politico di razza. E’ sempre bello credere alle favole, l’importante però è che ci si creda per un attimo e che poi si torni rapidamente alla realtà.

Ora, in Italia succede che un buon numero di aventi diritto al voto ha probabilmente confuso la favola con la realtà nel momento in cui ha creduto che il ranocchio si sarebbe potuto trasformare in principe, che il bibitaro del San Paolo si sarebbe trasformato in un grande politico, in uno statista di prim’ordine che avrebbe cambiato l’Italia.

E’ una favola, indubbiamente una bella favola, ma pur sempre una fantasia partorita da una mente brillante come quella di Casaleggio che ha convinto milioni di ranocchi che anche loro si sarebbero potuti trasformare in principi, che sarebbe bastato iscriversi alla Piattaforma Rousseau per poter fare politica, che il vicino di casa, l’uomo della porta accanto che vediamo tutti i giorni e con il quale magari litighiamo sulla pulizia del condominio, poteva diventare un politico e addirittura un Primo Ministro.

La storia di Luigi Di Maio in fondo ci racconta questo. Hanno preso un ragazzo della strada senza né arte né parte, lo hanno trasformato prima in un vice-presidente della Camera e poi in un leader politico. Il sogno di Casaleggio (senior) trasformato in realtà. E’ bastato mettergli una giacca e cravatta, un sorriso perennemente stampato in faccia, un auricolare virtuale sullo stile Boncompagni per poterlo telecomandare e il gioco è fatto. Un cretino telecomandato che in questo momento ha nelle sue mani il destino di decine di migliaia di lavoratori, dossier scottanti come quello di Ilva, Alitalia e via dicendo. Uno che se poco poco si toglie l’auricolare e prova a ragionare con la sua testolina oggi dice una cosa (Mattarella grande presidente) domani ne dice un’altra (impeachment contro Mattarella) e dopodomani ne dice ancora un’altra (Mattarella Presidente affidabile).

Paradossalmente, Luigi Di Maio oltre ad essere l’esempio lampante dell’idea grillina secondo la quale tutti possono fare politica, è allo stesso tempo anche la prova provata che quell’idea è solo una favola.

E lo deve aver capito anche Matteo Salvini, che invece politico lo è. Nonostante mi stia antipatico e abbia idee politiche diametralmente opposte alle mie, non posso non riconoscergli la bravura politica di aver saputo sfruttare le paure (reali o indotte) degli italiani per scalare la destra prima e per governare con i voti grillini poi. Perché, parliamoci chiaro, è Salvini che guida questo strano Governo nonostante il suo 17% alle elezioni. Di Maio è solo una controfigura, e nemmeno del M5S visto che ideologicamente parlando Lega e M5S dovrebbero essere contrapposti.

Lo so, lo so, per Salvini è stato un gioco da ragazzi. Di Maio pur di dimostrare che anche un cretino poteva andare al Governo del Paese si sarebbe alleato anche con Belzebù in persona figuriamoci se uno come Salvini non ne approfittava. Una ragione in più per riflettere su come e perché oggi Luigi Di Maio sta dove sta, una banale riflessione che però prima di tutto dovrebbero fare i grillini.