berlusconi

Premetto che non amo per nulla Berlusconi e che lo ritengo direttamente responsabile di molte delle pecche italiane. Amo ancora di meno (se è possibile) gente come Grillo o Bersani che non vedo proprio come alternativa. Ciò premesso, la manifestazione anti-Berlusconi di ieri a Roma mi è parsa non solo inappropriata ma persino antidemocratica.

Il paradosso e che i manifestanti, tutti ex comunisti, post comunisti e qualche grillino dell’ultima ora, vaneggiavano di impedire a Berlusconi di candidarsi a cariche politiche nel nome di una supposta democrazia. La Costituzione si va a far benedire. Il voto di otto milioni di italiani (non quel zero virgola qualcosa che hanno preso loro) va a farsi fottere. Le sentenze definitive contro Berlusconi? Un dettaglio, loro lo hanno già condannato. E tutto questo nel nome di cosa? Della democrazia.

Ci rendiamo conto di dove stiamo finendo? Dopo venti anni ancora il loro nemico è Berlusconi. Non è Grillo e tutto quanto di oscuro c’è dietro al suo movimento. Non è Bersani che vuole aprire le porte alla immigrazione selvaggia e si è attaccato a Grillo come una piattola invece di affrontare i problemi seri del paese. No, è Berlusconi, le sue TV, il suo appetito sessuale, i suoi presunti voti di scambio (ma lo hanno scoperto solo adesso?), i suoi milioni ecc. ecc.

Berlusconi non è più nemmeno un nemico politico, è diventato una persona da odiare e da abbattere con ogni mezzo dato che, questo va riconosciuto, attraverso il voto democratico non ci riescono. E lo ripeto, lo dico da persona che non stima per niente Berlusconi.

E cosa fa quel poverino di Bersani? Ieri annuncia un decreto legge sulla non-eleggibilità, un qualcosa chiaramente diretta a Berlusconi (a chi se no?) e a leccare ancora un po’ il deretano di Grillo.

Bene, a me ogni tanto piace ricordare che, con tutte le sue pecche, l’Italia è ancora un paese democratico dove una persona è innocente fino a prova contraria (non colpevole fino a prova contraria), dove chi viene votato da milioni di elettori ha il Diritto di fare politica, dove a decidere chi governa sono gli elettori e non qualche giudice politicamente schierato o qualche burocrate di partito con appositi decreti legge.

Non avrei mai creduto di ritrovarmi a difendere Berlusconi (che non ha certo bisogno della mia difesa) ma il paradosso democratico è talmente evidente che non possiamo permetterci il lusso di approvare una linea del genere, perché quello che oggi succede a Berlusconi domani potrebbe succedere anche a qualcun altro (Renzi o chi per lui) e, francamente, è una cosa inaccettabile.