La longa mano di Teheran in Africa: il caso dei 13 container di armi scoperte in Nigeria

Ne hanno parlato poco i media occidentali, ma la scoperta di 13 container di armi iraniane (che inizialmente di pensava fossero dirette a Gaza) fatta in Nigeria lo scorso 26 ottobre rischia seriamente di compromettere i rapporti tra i due paesi e apre scenari del tutto inediti sulle nefaste influenze iraniane in Africa.

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo i fatti. Lo scorso 26 ottobre l’intelligence nigeriana (State Security Service -SSS-) a seguito di una soffiata scopre nel porto nigeriano di Apapa tredici container di armi di provenienza iraniana. I container pieni zeppi di armi, tra cui proiettili da mortaio, esplosivi, missili, lanciarazzi anticarro, fucili, munizioni e alcuni lanciarazzi antiaerei, dovevano trasportare materiale da costruzione. Inizialmente si è pensato che quelle armi fossero dirette a Gaza, ma andando avanti con le indagini i servizi di sicurezza nigeriani hanno scoperto un’altra verità che, se possibile, è addirittura peggio.

Sembra infatti che quelle armi non fossero affatto destinate ad Hamas (il lungo giro aveva insospettito avendo l’Iran a sua disposizione porti molto più pratici per inviare armi ad Hamas), ma che fossero destinate a gruppi armati riconducibili a politici nigeriani con l’obbiettivo di destabilizzare il Paese. I servizi di sicurezza nigeriani hanno ricostruito tutti i vari passaggi delle armi, dalla loro partenza dal porto iraniano di Bandar Abbas fino al loro arrivo in Nigeria dove ad attenderle c’erano diverse ditte fasulle dietro alle quali si nascondono sia uomini iraniani coperti da immunità diplomatica (sono dipendenti dell’ambasciata iraniana ad Abuja) che politici nigeriani. Il fatto ha scatenato una fortissima reazione delle autorità nigeriane verso l’Iran tanto da costringere il Ministro degli Esteri di Teheran, Manouchehr Mottaki, a incontrare il suo omologo nigeriano per “chiarimenti urgenti”.

Secondo quanto ricostruito dai servizi di sicurezza nigeriani in collaborazione con alcuni servizi stranieri, la spedizione sarebbe stata organizzata da Azimi Agajany, un iraniano incarico d’affari dell’ambasciata di Teheran ad Abuja. Azimi Agajany è anche il titolare della Trading and General Construction, una pseudo società di costruzioni che ha sede a Teheran con dipendenze a Dubai e ad Abuja. Suo socio in questa impresa è Sheikh Abbas Ali Othman, conosciuto anche come Abu Mazen Jega, un nigeriano che ha lavorato per Radio Teheran e che ha studiato in Iran, rientrato in Nigeria come rappresentante iraniano per la stampa estera (vi ricorda qualcosa?). Quest’ultimo, non godendo di immunità diplomatica, è già stato arrestato. Un altro iraniano coinvolto nel caso è Sayed Akbar Tahmaesebi, entrato i Nigeria con passaporto diplomatico e attualmente protetto da immunità diplomatica. Secondo quanto si apprende Sayed Akbar Tahmaesebi sarebbe l’uomo che tiene i contatti con i politici nigeriani ai quali erano dirette le armi.

Le indagini hanno portato anche a scoprire cose grottesche come per esempio il fatto che Tahmaesebi voleva far scaricare le armi direttamente ad Abuja ignorando che la capitale nigeriana non è situata sul mare ma che si trova a centinaia di miglia dalla costa.

A parte questo, la preoccupazione nel governo nigeriano è palpabile. Si tenta di risalire ai politici che hanno ordinato il carico di armi a Teheran e di capire quale ruolo abbiano realmente gli iraniani dietro a questa oscura vicenda. Il timore è che Teheran, nel suo progetto di allargamento dell’influenza in Africa, cerchi di destabilizzare la Nigeria e che per farlo finanzi e armi i gruppi estremisti islamici del nord. Negli ultimi mesi la Nigeria è stato teatro di diversi massacri di origine religiosa e lo scontro tra cristiani e musulmani si fa sempre più cruento. In alcuni Stati nigeriani del nord vige la sharia nonostante non tutti gli abitanti siano musulmani. Il fatto sta creando non pochi grattacapi al Governo centrale nigeriano che a più riprese ha inviato l’esercito per sedare le rivolte e per mettere un fermo agli scontri inter-religiosi.

Lo stesso timore dei nigeriani lo hanno alcuni governi occidentali che hanno deciso di sostenere la richiesta avanzata da Abuja all’Onu di aprire una inchiesta internazionale per far luce sul ruolo di Teheran e affinché gli iraniani revochino l’immunità diplomatica ad Azimi Agajany e ad Sayed Akbar Tahmaesebi onde permettere alle autorità nigeriane di interrogarli. Fino ad ora Teheran ha negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda – nonostante tutte le prove dicano il contrario – e non ha concesso alle autorità nigeriane di interrogare i due iraniani che si trovano attualmente rifugiati presso l’ambasciata iraniana di Abuja alimentando di fatto i sospetti che l’Iran stia cercando di destabilizzare il paese africano. Teheran da anni cerca di allargare la sua influenza in Africa. Ha già forti influssi in Sudan, Eritrea, Somalia e in Zimbabwe. Ora cerca un allargamento a ovest e la Nigeria è sicuramente il piatto più appetibile oltre che quello forse più facile da destabilizzare vista la situazione interna. E’ chiaro che questo non può essere permesso. Per questo motivo il mistero dei tredici container di armi iraniane deve essere assolutamente dipanato. Non ci si può permettere il lusso di consentire a Teheran di raggiungere i suoi obbiettivi in Nigeria.

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