Ho letto con molta attenzione e una certa solidarietà l’articolo di Shady Hamadi su Il Fatto Quotidiano dove lo scrittore arabo accusa sostanzialmente la sinistra europea di ipocrisia nei confronti dei giovani arabi che chiedono più libertà e Diritti.

Il discorso di Hamadi fila liscio come l’olio fino a quando cerca di individuare nell’occidente il responsabile del fallimento delle “primavere arabe”. A quel punto diventa tutto un festival di luoghi comuni che servono più come giustificazione alla impossibilità araba di autogestirsi piuttosto che una ricerca delle motivazioni vere che hanno portato alla prematura fine delle primavere arabe e alla attuale situazione in cui versa il Medio Oriente e più in generale il mondo arabo.

A parte che Shady Hamadi descrive una situazione in Egitto del tutto fantasiosa. Parla di “esecuzioni di massa” che non ci sono (e non ci sono state), di arresti di giornalisti che non si sono stati e di repressione dittatoriale delle opposizioni quando invece siamo di fronte a una lotta senza quartiere contro il terrorismo islamico della Fratellanza Musulmana che durante gli anni del governo di Morsi aveva fatto sprofondare l’Egitto nel Medio Evo, una storia che gli egiziani stanno pagando a caro presso e che continueranno purtroppo a pagare per molto tempo. Hamadi prende come esempio l’Egitto per sostenere le tesi secondo la quale l’occidente preferisce al comando degli Stati arabi un colonnello con il quale poter fare buoni affari piuttosto che un governo democratico che si sappia autogestire e che pensi al bene dei propri cittadini. Forse Shady Hamadi ha ragione, ma l’occasione gli arabi l’hanno avuta per fare tutto questo, l’hanno avuta in Egitto, in Tunisia e in Libia, ma non l’hanno saputa sfruttare (forse la Tunisia fa eccezione, ma è presto per dirlo) consegnando questi Paesi prima alla Fratellanza Musulmana e poi al terrorismo islamico.

Anche il discorso sul fatto che “l’ISIS sia funzionale a questo stato di cose” denota una certa approssimazione analitica e autocritica dello scrittore arabo. Lo Stato Islamico non è funzionale a questo stato di cose, ne è la conseguenza. Non ammettere questo significa arrampicarsi sugli specchi. Che poi sul fatto che con la scusa della lotta all’ISIS si compiano altre porcate Hamadi ha ragioni da vendere, basti vedere l’accordo sul nucleare iraniano per rendersene conto, ma da qui a dire che è funzionale per non concedere libertà e Diritti agli arabi ce ne corre, specie se si considera che proprio tra i giovani arabi europei l’ISIS trova un bacino d’utenza impressionante.

E allora diciamola tutta: fatta eccezione per una minoranza di giovani arabi che onestamente sognano libertà e Diritti, per la maggioranza degli arabi lo Stato Islamico rappresenta la soluzione ideale e non un ostacolo al raggiungimento di tale “soluzione ideale”. Non è l’occidente a interdire la possibilità per gli arabi di raggiungere la libertà ma è la loro stessa mentalità molto più vicina alla ideologia dello Stato Islamico che a quella di libertà, giustizia e Diritti Umani a interdirla. Questa purtroppo è la triste realtà. E sarebbe molto più costruttivo per quegli arabi, come Shady Hamadi, che vogliono veramente libertà e Diritti cominciare a fare una sana e sincera autocritica invece di andare a cercare colpe dove non ci sono, perché così facendo non si fa altro che rendere il sogno di un mondo arabo finalmente libero, moderno e sulla strada del rispetto dei Diritti Umani un sogno irrealizzabile.

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