Come ampiamente annunciato ieri il Procuratore del Tribunale Internazionale dell’Onu sul Libano ha depositato un atto di accusa contro i mandanti e gli esecutori dell’omicidio dell’ex premier libanese, Rafik Hariri, avvenuto a Beirut il 14 febbraio 2005. Gli atti non sono stati però resi pubblici anche e soprattutto nel timore che la situazione in Libano degeneri.

Sembra infatti che negli atti del Tribunale vi siano le prove del coinvolgimento come mandati ed esecutori di diversi leader di Hezbollah e delle più alte cariche Siriane e Iraniane, queste ultime solo come mandanti. La diffusione di tali notizie potrebbe scatenare le violenze nel Paese sia da parte di Hezbollah, che ha già avvisato che non riconoscerà le conclusioni del Tribunale Internazionale, sia da parte dei sostenitori di Hariri. Il rischio è molto elevato vista anche l’attuale situazione libanese che vede un pericolo vuoto di potere dopo che nei giorni scorsi Hezbollah e i suoi alleati hanno ritirato 11 ministri dal Governo facendolo di fatto cadere.

Ieri a Damasco, in Siria, si sono incontrati il Primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, l’emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa Al Thani, e il Presidente siriano, Bashar Assad, per discutere della situazione libanese e per trovare un compromesso che eviti lo scoppio di una guerra civile nel Paese dei cedri. L’emiro del Qatar rappresentava l’Arabia Saudita che da sempre sostiene i sunniti guidati dal premier libanese, Saad Hariri, mentre la Siria rappresenta, insieme a Iran e Turchia, gli interessi del gruppo terrorista sciita degli Hezbollah. A dire il vero la Turchia vorrebbe passare da attore neutrale ma in effetti è molto vicina agli interessi di Teheran che poi sono quelli di controllare il Libano attraverso Hezbollah. Quindi non può certo fare da mediatore tra le varie fazioni libanesi. Proprio in veste di mediatore la Turchia ha inviato oggi il suo Ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, per negoziare un accordo tra i terroristi di Hezbollah e il resto delle fazioni libanesi. Anche in questo caso parlare di neutralità da parte della Turchia è puro eufemismo.

Colpisce invece il silenzio dell’Unione Europea e in particolare del suo Ministro degli Esteri, Catherine Ashton. Possibile che in un momento così drammatico per il Libano, con migliaia di soldati europei (oltre 2.000 italiani) a fare da scudo umano nel sud del Paese, la Ashton mantenga una posizione del tutto defilata? Sarà perché la baronessa inglese ha una certa passione per i gruppi terroristici (quella per Hamas è nota a tutti) che non se la sente di prendere posizione contro i terroristi di Hezbollah.  E nel silenzio europeo spicca in particolare l’immobilismo dell’Italia che, come ricordato, ha migliaia di soldati impegnati nel sud del Paese e inquadrati nella forza multinazionale UNIFIL 2. Ma forse in Italia sono troppo presi da altri problemi per pensare alla drammatica situazione libanese che potrebbe coinvolgere i soldati italiani.

Fatto sta che al momento l’unico atto giudizioso lo ha fatto il Tribunale Internazionale evitando di rendere pubbliche le sue conclusioni che, come abbiamo già detto, coinvolgerebbero importanti membri di Hezbollah, la Siria e persino la guida suprema iraniana, l’Ayatollah Khamenei, come mandante dell’omicidio. Tuttavia entro tre settimane le carte saranno rese pubbliche e se non si sarà trovato un compromesso per il Libano, le cose si faranno serie. Tutto questo sempre ammesso che Teheran non decida di agire prima ordinando ad Hezbollah di prendere il potere con la forza.

Miriam Bolaffi

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