Non disturbate Gheddafi durante il massacro

E’ disarmante la lentezza politica dell’Onu, dell’Europa e degli Stati Uniti nei confronti di quello che sta avvenendo in Libia. Sembra quasi che tutti abbiano preso per buone le parole del Premier italiano, Silvio Berlusconi, quando i primi giorni della guerra civile libica disse di non aver chiamato Gheddafi per “non disturbarlo”. Ecco, la parole d’ordine della comunità internazionale sembra essere: non disturbare Gheddafi.

E si sa, massacrare il proprio popolo è una cosa stressante specie se quelli non ci stanno a farsi massacrare. L’altra giorno Brigitta Donati su Free Italian Press paragonava (giustamente) i fatti libici a quanto avvenne dopo la fine della prima guerra del Golfo quando gli sciiti del sud dell’Iraq, credendo nell’appoggio occidentale, si ribellarono a Saddam. Vennero prima abbandonati e poi massacrati. Solo dopo la caduta del dittatore iracheno si scoprirono le fosse comuni e fu chiaro il massacro. E cosa pensate che farà Gheddafi dopo aver riconquistato il territorio agli insorti? Chiuderà tutto con una pacca sulle spalle e tutti amici come prima? Scusate se non ci credo.

E’ credibile invece che farà piazza pulita di coloro che si sono ribellati. E non lo farà come si fa in un Paese civile o democratico, cioè con un processo pubblico ed equo, no, farà un massacro. E solo dopo la sua caduta, se mai avverrà, troveremo le stesse fosse comuni che abbiamo già visto in Iraq.

In questi giorni abbiamo assistito al peggio del peggio del teatrino della politica internazionale. Obama che minaccia interventi militari illudendo gli insorti, salvo poi far girare le sue navi molto al largo delle coste libiche. L’Europa e i suoi leader che condannano i massacri del rais, lo rinnegano pubblicamente salvo poi trattare con lui sottobanco sicuri che non perderà il potere. L’Onu, una entità sempre più inutile, obsoleta e costosa, dimostra la sua ininfluenza globale attraverso sterili riunioni ristrette e con qualche riunione, naturalmente inutile, del Consiglio di Sicurezza, senza però riuscire a prendere una decisione concreta sul da farsi in Libia. Che dire poi dell’Italia? Il Paese che più sarebbe interessato a mantenere un controllo sulla Libia, sia per motivi storici che economici, tiene spudoratamente i  piedi su due staffe. Tratta con i ribelli, per stessa ammissione di Frattini, ma si guarda bene di riconoscerli intuendo che presto il rais libico potrebbe riprendere il controllo del Paese. E le minacce di Gheddafi verso il nostro Paese non possono certo essere prese alla leggera. Per cui, piuttosto che sbagliare, meglio non far niente limitandosi a qualche dichiarazione che, per di più, sono spesso discordanti tra di loro. Qualcuno dirà che trattasi di “realpolitik”. A me sembra tanto “dirty politics” della peggior risma.

Fatto sta che grazie all’immobilità internazionale Gheddafi sta riprendendo pezzo per pezzo il terreno conquistato i primi giorni della guerra civile dai rivoltosi. Non sono bastate le prese di distanza dal regime dell’ambasciatore libico all’Onu. Non sono bastati nemmeno decine e decine di ambasciatori e consoli libici in tutto il mondo che sono passati dalla parte degli insorti per far muovere la comunità internazionale. Il “mondo libero” ha mandato a tutti i popoli oppressi da dittature della Terra un messaggio chiarissimo: se vi ribellate al vostro dittatore non contate sul nostro aiuto.

Chissà come saranno contenti i dissidenti in Iran, in Zimbabwe, in Eritrea e in tutti gli altri Paesi oppressi da sanguinarie dittature di sapere che non hanno alcuna possibilità di essere aiutati dal cosiddetto “mondo libero”. Ma è tutto normale. La politica internazionale tra pochi giorni si dimenticherà della rivolta libica salvo poi rilasciare dichiarazioni indignate e ipocrite quando qualcuno mostrerà le atrocità del regime. E’ già successo con l’Iran e con altri Paesi. Forse tra qualche anno troveremo quelle fosse comuni già viste in passato, ma per ora l’importante è non disturbare il dittatore.

Franco Londei