Perché Orban non può essere espulso dalla UE. Anche se…

I trattati lo vietano, ma ci sono altri modi
il premier ungherese Victor Orban stringe la mano di Vladimir Putin

In questi giorni in cui la testa di ponte russa in Europa, ovvero il Primo Ministro ungherese Victor Orban, si trova in Italia, torna prepotente la richiesta di “espellere” l’Ungheria dall’Unione Europea.

Beh, rassegnatevi perché non si può fare. Infatti i Trattati dell’Unione Europea non prevedono un meccanismo formale per espellere uno Stato membro.

Cosa dicono i Trattati

Il Trattato sull’Unione Europea (TUE), all’articolo 50, prevede solo la possibilità di recesso volontario: uno Stato può decidere di uscire (come ha fatto il Regno Unito con la Brexit).

Non esiste invece un articolo che consenta agli altri Stati membri o alle istituzioni UE di “espellere” un membro contro la sua volontà.

Finita qui? Beh, non direi. Infatti ci sono le sanzioni politiche. L’articolo 7 TUE consente di sospendere alcuni diritti di uno Stato membro (ad esempio il diritto di voto in Consiglio) se viola gravemente i valori fondamentali dell’Unione (stato di diritto, democrazia, diritti umani). Ma anche in quel caso lo Stato resta comunque membro dell’UE — non viene espulso.

E poi c’è quella che i grandi giuristi della Unione Europea chiamano “espulsione indiretta”.

Cosa è l’espulsione indiretta?

Se uno Stato viola sistematicamente i valori dell’Unione e rifiuta di rispettare le regole comuni, gli altri potrebbero sospendere cooperazioni, fondi o diritti, rendendo la sua permanenza politicamente insostenibile. In pratica, si potrebbe spingere lo Stato a uscire volontariamente (una sorta di “espulsione indiretta”).

Qualche riga più in su abbiamo nominato l’articolo 7 TUE. Di cosa si tratta?

L’articolo 2 TUE dice che l’Unione si fonda su: «il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani». L’articolo 7 serve a difendere questi principi. Chi viola questi principi può essere sottoposto a quella che chiamano “la clausola del nucleare politico”.

Come funziona?

FASE 1 — L’allarme: rischio di violazione grave

  • Chi può attivarla: la Commissione Europea, il Parlamento Europeo o un terzo degli Stati membri.
  • Cosa succede: viene proposto di verificare se c’è un “rischio chiaro di violazione grave” dei valori UE.
  • Chi decide: il Consiglio dell’UE (cioè i ministri dei governi), con una maggioranza dei 4/5 degli Stati membri e il consenso del Parlamento Europeo.
  • Conseguenze: si apre un dialogo con lo Stato interessato (non ci sono ancora sanzioni).

FASE 2 — La constatazione di violazione grave e persistente

  • Chi propone: il Consiglio Europeo (i capi di Stato o di governo).
  • Voto richiesto: unanimità di tutti gli altri Stati membri (escluso quello incriminato) + approvazione del Parlamento Europeo.
  • Cosa si dichiara: che c’è una violazione grave e persistente dei valori dell’Unione.

FASE 3 — Le sanzioni

  • Dopo la constatazione, il Consiglio dell’UE può decidere di:
    • Sospendere alcuni diritti dello Stato, come:
      • il diritto di voto nel Consiglio,
      • l’accesso a fondi europei,
      • la partecipazione a decisioni o programmi UE.

Lo Stato però rimane formalmente membro dell’Unione: non viene espulso ma sostanzialmente e come se lo fosse.

Franco Londei

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Filo-israeliano, anti-Trumpiano

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