Palestina 1 Israele 0. Facciamoci del male
Il goal mediatico segnato ieri dalla propaganda palestinese è stato davvero impressionante. In un colpo solo sono riusciti a mettere in secondo piano l’immane tragedia del massacro di tre ragazzi ebrei, a scatenare probabilmente la terza intifada, a ottenere la solidarietà globale (ma questo non è stato difficile) e a mettere in secondo piano il continuo lancio di missili da Gaza sul sud di Israele. E per fare tutto gli è bastato ammazzare un ragazzino palestinese e far ricadere la colpa sugli ebrei ortodossi.
E si perché, checché ne dicano i “giornali importanti”, la realtà sulla morte di Mohammed Abu Khdeir potrebbe essere completamente diversa da quella che tutti si sono affrettati a dare senza alcun fondamento ed è stata talmente tempestiva, talmente preziosa nella tempistica, che solo un cieco non potrebbe notarlo.
Ma non è una novità, il punto debole di Israele è da sempre la comunicazione. Mentre i palestinesi hanno messo in piedi una vera e propria fabbrica delle menzogne, Palliwood, gli amici di Israele stanno a discutere se sia più vera una notizia diffusa dalla Schiano piuttosto che dalla Comizzoli, se sia più morale continuare a prenderle o iniziare a restituire qualche ceffone, se a Gaza bisogna fare tabula rasa oppure lasciare che i terroristi di Hamas continuino a fare i loro porci comodi ben coperti dalla popolazione civile.
L’ho detto ieri, possibile che non ci sia nessuno che noti l’incredibile coincidenza di eventi? L’altro ieri ritrovano i tre ragazzi israeliani rapiti e barbaramente uccisi. Il giorno dopo sparisce un ragazzo palestinese che viene trovato morto e, guarda caso, è probabilmente un appartenente alla comunità LGBT. Subito vengono accusati i “cattivi israeliani” di vendetta, così succede un bel casino che va avanti da ore. Ieri sera Hamas dice che “Israele pagherà caro per questo omicidio” e questa mattina dice che i coloni (o quelli che loro considerano coloni) sono un “obbiettivo legittimo della resistenza”. Sono mesi che cercano di scatenare una intifada e adesso hanno un bellissimo pretesto (e in più si sono liberati di quello che i musulmani considerano un “obrobrio”).
A volte penso che ci meritiamo le varie Schiano e Comizzoli, le varie vispe terese e le Ashton, i vari odiatori seriali, ce li meritiamo perché è questo che si merita chi non reagisce perché “noi non siamo come loro”. E’ vero, noi non siamo come loro, noi siamo gli agnelli sacrificali sull’altare dei nuovi califfati, loro sono i carnefici. Vuoi mettere?
