Sono francamente basito e parecchio perplesso sulla generalizzazione che in Italia si sta facendo sul terrorismo islamico, sia da parte di chi enfatizza il fenomeno e il rischio, sia da parte di chi lo minimizza arrivando addirittura a dire, come ha fatto Manlio Di Stefano (M5S), che “il terrorismo islamico non esiste”.

Usare il rischio, molto serio, rappresentato dal terrorismo islamico per attaccare la cosiddetta “politica dell’accoglienza” messa in atto dal Governo italiano è quanto di più sbagliato si possa fare. Si vuole contestare la politica dell’accoglienza? Bene, ci sono mille ragioni per farlo, ma sostenere che con i migranti arrivano anche i terroristi me sembra un tantino esagerato. Il rischio potenziale in previsione futura c’è, inutile negarlo, come del resto c’è ogni qualvolta ci mettiamo in casa migliaia di musulmani, ma nell’immediato i rischi reali sono altri come per esempio le migliaia di immigrati musulmani da anni in Italia che nutrono simpatia per lo Stato islamico. La recente scoperta di una cellula terroristica composta anche da convertiti italiani, ma soprattutto la scoperta di un marocchino da anni in Italia che organizzava la Jihad sono cose che dovrebbero preoccuparci e non chi arriva con i barconi. I musulmani di seconda e terza generazione ci devono preoccupare, quelli che vanno in TV a fare i “moderati” ma che se posti di fronte alla scelta se condannare o meno lo Stato Islamico e criticare la Sharia, tacciono in maniera tanto subdola quanto evidente. Ci preoccupiamo dei barconi ma non di quelli, ben più pericolosi, che abbiamo già in casa, che sono tra di noi e che magari crediamo integrati.

Come ho detto più volte, io temo l’Islam, ne ho paura e per questo lo combatto come posso. Non si tratta di islamofobia ma di semplice realismo, ed è per questo che vedo come il fumo negli occhi l’arrivo di migliaia di musulmani con i barconi, ma se vogliamo parlare di lotta al terrorismo islamico e di rischio immediato i barconi non sono la priorità, la priorità sono quei musulmani che da anni stanno in Italia. Non tutti, non voglio generalizzare rischiando di cadere nel bieco generalismo, ma è tra di loro che c’è il rischio più elevato per l’Italia e per l’occidente.

E penso che sia ridicolo etichettare come “islamofobo” chi ha l’ardire di criticare l’Islam. Chi come me critica l’Islam non lo fa perché è islamofobo ma perché ha timore di questa religione, che qualcuno definisce “pacifica”, ha paura per il futuro dei propri figli e dei propri nipoti. Un timore ampiamente giustificato dal susseguirsi dei fatti e non da una paura psicologica.

Di contro abbiamo un ampio schieramento che invece non solo non teme l’Islam, ma che addirittura lo difende. Sono gli stessi che alla prima occasione ti etichettano con l’appellativo di “islamofobo” e che sono pronti a difendere a qualsiasi costo le atrocità commesse nel nome dell’Islam. Non so se queste persone lo facciano consapevolmente o per altri motivi. Alcuni lo fanno perché mirano al pero per colpire il melo, cioè difendono l’islam perché proprio l’islam vede in Israele il proprio maggiore nemico e quindi la difesa dell’Islam diventa un modo per attaccare Israele. Altri, secondo me, lo fanno per quello che chiamiamo “buonismo”, una parola purtroppo inflazionata ma che tuttavia ha un senso preciso.

Questa mattina La Repubblica pubblica un articolo secondo il quale tra i migranti ci sarebbero anche molti jihadisti. Nulla di più facile e la cosa non è certo rassicurante, ma il vero rischio nell’immediato sono gli jihadisti che abbiamo già in casa, quelli che vivono fianco a fianco a noi, quelli che lavorano e che mandano i loro figli a scuola con i nostri ma che si guardano bene dal farli “contaminare” dalla mentalità occidentale. Quelli sono pericolosi. Il pericolo vero ce lo abbiamo già in casa.