Trattativa tra Hamas ed Egitto per tregua e scambio prigionieri con Israele

Egitto e Hamas starebbero trattando per uno scambio di prigionieri con Israele ma da Gerusalemme arriva un no secco se allo scambio non viene allegato anche un più ampio accordo che porti addirittura ad un “armistizio”.

Secondo alcune fonti di intelligence israeliana la notizia diffusa ieri dal quotidiano libanese Al Akhbar in merito al fatto che i servizi segreti egiziani starebbero portando avanti una serrata trattativa con Hamas per uno scambio di prigionieri non è priva di fondamento.

Stando a quanto riporta il quotidiano libanese affiliato a Hezbollah, i terroristi che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza avrebbero presentato all’Egitto una lista piuttosto corposa che comprende anche circa 50 terroristi rilasciati in occasione dello scambio avvenuto in occasione della liberazione di Gilad Shalit e successivamente riarrestati da Israele. In cambio garantirebbero la restituzione dei corpi di due militari israeliani (Oron Shaul e Hadar Goldin) e di quattro cittadini israeliani ancora presumibilmente in vita detenuti a Gaza. Israele avrebbe però rifiutato ritenendo lo scambio “poco equo”.

Ma l’Egitto, attraverso i suoi servizi segreti, cercherebbe di raggiungere un accordo addirittura più ampio che comprenda anche un “hudna” a lungo termine, cioè un armistizio con Hamas che preveda la fine dello scavo dei tunnel e un allontanamento del gruppo terrorista dall’Iran. In cambio, secondo il “piano egiziano”, Hamas otterrebbe la fine del blocco con l’apertura dei valichi di frontiera (compreso quello egiziano) oltre alla garanzia per i leader di Hamas di potersi muovere liberamente anche fuori dalla Striscia di Gaza.

Per questo motivo i vertici dei servizi segreti egiziani sarebbero stati a Gaza la scorsa settimana per parlare con i vertici di Hamas.

Questa mattina un alto dirigente di Hamas ha tuttavia negato che sia in corso una trattativa con Israele avente come mediatore l’Egitto anche se ha confermato che il gruppo terrorista vedrebbe di buon grado l’inizio di trattative portate avanti da una terza parte. Da Israele invece nessuna conferma, solo molta diffidenza.

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