Medio Oriente: Israele indebolito dalla politica di Obama

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Negli ultimi 60 anni il Medio Oriente si è retto su precisi equilibri geo-strategici, equilibri precari ma fondamentalmente ben definiti. La politica di Obama negli ultimi anni ha fatto saltare questi seppur fragili equilibri.

Non parlo solo delle cosiddette “primavere arabe” che hanno sconvolto profondamente quegli equilibri dalla Tunisia fino alla Siria passando per l’Egitto che per fortuna sembra fare qualche passo indietro nella giusta direzione, parlo in particolare dell’Iran che negli ultimi anni e nella totale indifferenza americana ha fatto passi da gigante nello sconvolgere gli equilibri geo-strategici esistenti prima dell’avvento di Obama che, come detto, erano equilibri precari ma che garantivano un certo quadro di stabilità.

Questa nuova politica iraniana profondamente aggressiva non comprende solo il controverso programma nucleare ma anche lo sviluppo di armi convenzionali, l’acquisto di moderni sistemi d’arma, lo sviluppo di vettori a lunghissima gittata in grado di colpire l’Europa e l’ammodernamento della flotta. A questo va aggiunto l’incidenza iraniana sulle crisi regionali, dalla Siria al Libano passando per la Striscia di Gaza. L’evoluzione militare iraniana ha comportato la reazione dei Paesi arabi che vedono nell’Iran il primo e più pericoloso nemico, addirittura più pericoloso di Israele. Questo ha portato ad una vera e propria escalation del riarmo in tutto il Medio Oriente con l’Arabia Saudita a farla da padrone.

A sancirlo è un rapporto dell’IISIS (Israel Institute for Strategic Studies) che colloca l’Arabia Saudita al 4° posto mondiale come spesa per la difesa, addirittura 10 posizioni avanti a Israele che invece è rimasto al palo. I sauditi hanno aumentato la loro spesa per la difesa del 111% nel periodo che va dal 2003 al 2012 con un enorme balzo negli ultimi anni. Ma questa volta gli sforzi non avvengono in configurazione anti-israeliana ma in configurazione anti-iraniana. In particolare i sauditi si sono concentrati sulla aviazione acquistando modernissimi Typhoon, F-15 ed F-16 e hanno fatto l’upgrade degli F-15 già in loro possesso.

Israele al palo

Al contrario, sempre secondo l’IISIS, Israele è rimasta sostanzialmente al palo nonostante le minacce siano notevolmente aumentate. Da oltre 10 anni non attua l’upgrade dei suoi F-15 ed F-16. Gli elicotteri da combattimento non sono stati aggiornati. In sostanza si può affermare che l’aviazione saudita ha superato o sta superando quella israeliana che fino a ieri era considerata la più potente del Medio Oriente.

Il rapporto dell’IISIS si limita solo ai numeri e non analizza le ragioni di questo comportamento israeliano che vede passargli avanti (come spesa preventivata per l’anno corrente) addirittura Turchia ed Egitto. Ma una riflessione sul perché lo sviluppo militare israeliano si sia fermato andrebbe fatta perché ha ragioni di non poca importanza.

Fino a un paio di anni fa lo sviluppo militare e le spese per la difesa di Israele erano coperte per buona parte dai dollari americani. Con l’avvento del secondo mandato di Obama l’atteggiamento della Casa Bianca verso Israele è profondamente mutato. In primo luogo Obama (Kerry è solo il suo portavoce) ha iniziato a mettere sul piatto degli aiuti militari a Israele l’annosa questione palestinese. In sostanza soldi in cambio di concessioni. Niente concessioni ai palestinesi, niente soldi per la difesa israeliana. Gli upgrade degli F-15 e F-16 previsti per il 2012/2013 sono stati progressivamente posticipati. Le nuove bombe anti-bunker non sono state consegnate (dovevano essere consegnate a novembre 2013) probabilmente per paura che Israele sferrasse un attacco contro le centrali nucleari iraniane. Ma non solo. A un certo punto Obama ha iniziato a pensare che per gli Stati Uniti sarebbe stato più conveniente fare affari con l’Iran piuttosto che sostenere Israele e di conseguenza ha cambiato totalmente la sua politica verso Teheran diventando addirittura accondiscendente tanto da aggirare quelle sanzioni che lui stesso aveva imposto all’Iran, e questo prima ancora del ridicolo accordo del novembre scorso.  Nella pratica tutto questo in cosa si è tradotto? Negli arabi è aumentata la convinzione/paura che il vero nemico fosse l’Iran e non Israele con conseguente forsennata corsa al riarmo. Israele ha dovuto tagliare le spese alla difesa mentre tutto il Medio Oriente si è trasformato in un enorme campo di battaglia e i pericoli per lo Stato Ebraico si sono centuplicati.

Nei freddi numeri del rapporto dell’IISIS si nasconde quindi un pericolo enorme per Israele che non è solo la perdita della supremazia militare in Medio Oriente ma una potenziale vertiginosa crescita militare di quelli che sono a tutti gli effetti i suoi nemici, gli arabi e gli iraniani. Per ora i primi sono concentrati sul pericolo iraniano ma non distolgono certo gli occhi da Israele e nessuno può dire dove porterà il riarmo saudita. Lo stesso discorso andrebbe fatto per gli iraniani che grazie a Obama sono rientrati in possesso di centinaia di miliardi di dollari e hanno ripreso i loro commerci con tutto il mondo. Israele, al contrario, non ha le potenzialità economiche di arabi e iraniani e la tecnologia di cui dispone potrebbe non essere sufficiente.

Personalmente questi fatti mi preoccupano molto, specie in un momento in cui tutti sembrano dare addosso al piccolo Stato Ebraico e non sembra che i leader israeliani abbiano le facoltà di attirare a se i consensi delle lobby americane. Non credo che la questione palestinese sia influente, cioè, penso che Obama (e Kerry per lui) faccia la voce grossa solo perché in patria non viene adeguatamente contrastato e questo perché a Gerusalemme non c’è chi veramente sia in grado di muovere le lobby americane. Insomma mi sembra un momento di profonda debolezza quello che sta attraversando Israele e di certo se me ne accorgo io se ne accorgeranno anche i suoi nemici.

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