La grande partita a scacchi del Medio Oriente

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Un mio vecchio amico usava dire che “in Medio Oriente nulla è come sembra”. Queste parole me le sono impresse in testa e le ricordo sempre ogni qualvolta cerco di analizzare la situazione in Medio Oriente cercando di vederla in maniera il più possibile obbiettiva.

Per capire quello che veramente avviene (o sta per avvenire) in Medio Oriente non bisogna fermarsi alle evidenze, a quello che si vede, ma occorre cercare le risposte in quello che non si vede e cercare di interpretarlo.

Facciamo un esempio terra a terra: l’altro ieri notte il re saudita Abdullah, di ritorno da un viaggio di Stato in Marocco, fa atterrare in piena notte il suo aereo al Cairo dove ad attenderlo c’era il Presidente egiziano Al-Sisi. Non è nemmeno sceso dall’aereo, Al-Sisi e alcuni ministri (quello della Difesa e dell’Interno) sono saliti a bordo dell’aereo dove si è tenuto un summit di un paio d’ore. Naturalmente non ci è dato sapere di cosa abbiano parlato ma è presumibile che abbiano buttato giù una strategia per contrastare quelli che al momento sono i loro due maggiori nemici, cioè i Fratelli Musulmani a livello interno e l’Iran a livello internazionale. Nessuno, nemmeno sotto tortura, dirà mai che nella strategia decisa dai due capi di governo arabi c’entra sicuramente anche un coordinamento con Israele per combattere questi due mortali nemici.

Facciamo un altro esempio: ieri Obama ha fatto sapere che gli Stati Uniti non interverranno militarmente in Iraq per salvare il Governo di al-Maliki dalla dirompente avanzata dei terroristi sunniti dell’Isis. Obama invierà solo 300 “consiglieri militari”. Immediata la reazione iraniana che ha fatto sapere di aver preso “con disappunto” la decisione di Obama. In realtà gli iraniani sono contentissimi. La decisione di Obama è un vero e proprio via libera all’intervento iraniano in Iraq, un favore colossale agli Ayatollah probabilmente deciso a tavolino.

Ecco, nulla in Medio Oriente è quindi come sembra. E’ una specie di partita a scacchi dove ognuno posiziona le proprie pedine in modo da avere un beneficio strategico. Al momento quelli che la stanno giocando meglio (la partita) sono gli iraniani. Sono loro che si stanno posizionando meglio anche grazie alla incompetenza (?) di Obama. Se guardate bene una cartina del Medio Oriente noterete infatti che l’Iran è materialmente presente in Libano, Siria, Iraq, Gaza e probabilmente nel Sinai. E’ un accerchiamento a tenaglia di quello che gli Ayatollah considerano i loro principale nemico, Israele. Ma queste mosse non possono non preoccupare anche gli arabi sunniti che in questa partita stanno dando troppo vantaggio a Teheran. Sanno benissimo che dopo Israele verranno loro. E allora torna valido il vecchio detto che “il nemico del mio nemico è mio amico”, un concetto che in Medio Oriente è quasi un tabù ma che viene continuamente applicato.

Ora la domanda delle domande è: cosa metteranno gli arabi sul piatto israeliano? Quale sarà la prossima mossa invisibile, il prossimo pedone che verrà sacrificato nella complessa partita a scacchi? No perché il prossimo pedone dovrà essere arabo, di pedoni israeliani ne sono stati sacrificati anche troppi.