Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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7 Comments

  • Purtroppo non si pèuò fornire una sorta di documento di Gaytudine che comprovi la tendeza sessuale di un individuo.quindi il pericolo di trovarsi infiltrati terroristi sarebbe altissimo.
    Quindi se vengono tollerati pur essendo clandestinied i poliziotti che chiedono il pizzo sono pochissimi(sempre che esistano, io non dimentico che un ragazzo palestinese è addestrato fin dall’infanzia a dire male di israele ed israeliani, quindi potrebbe trattarsi di un riflesso automatico. Si dovrebbero intervistare tutti e sentire quanti affermano la cosa.), penso che per il momento la loro condizione possa restare precaria. non verranno mai rimandati a casa.
    che tristezza prostituirsi.
    questo articolo dà anche un altro spunto di riflessione…Quelli che violentano i gay, non sono a loro volta passibili di pena di morte?

  • Siete sicuri che la situazione a cui sono costretti gli omosessuali palestinesi in Israele sia una “piccola pecca”? Avendo visto il documentario che citate e avendo parlato con gli attivisti, credo che abbiate già elementi sufficienti per capire che, invece, è una grave violazione dei loro diritti. Israele ha indubbi meriti nel riconoscere i diritti dei propri cittadini LGBT, ma questo non giustifica una così forte sottovalutazione dei problemi che ancora esistono nel paese.

    • la cosa non è così semplice come tutti vorremmo che fosse. Ci sono seri problemi di sicurezza da tenere in considerazione. Siamo d’accordo che la questione potrebbe essere affrontata in maniera diversa, ma ci vuole tempo. Intanto possono torvare un rifugio sicuro e questo in Medio Oriente non ci sembra una cosuccia da niente.
      Oltretutto tu parli di “seri problemi che ancora esitono nel paese”. Di quali problemi parli? A guardare bene ci sembra che i problemi seri siano appena fuori il paese e non dentro il paese, specie quelli riguardanti le minoranze e gli omosessuali.

      • Come avrai visto nel documentario israeliano che citi e come ti avranno raccontato gli attivisti israeliani (insomma, non parliamo di nemici di Israele…), non è assolutamente vero che Israele sia un rifugio sicuro per gli omosessuali palestinesi in fuga, dal momento che rischiano ogni giorno di essere scoperti dalla polizia e rispediti in patria additati pubblicamente come omosessuali (e quindi peggiorando la loro situazione rispetto a quando sono fuggiti). Un rifugio sicuro non è un posto dove molto spesso si è costretti a nascondersi e a fuggire dalla polizia, a subire violenze e ricatti, a pagare bustarelle, a prostituirsi o a mendicare per sopravvivere. Un rifugio sicuro non è uno stato che condanna con il carcere chi osa aiutare persone che, secondo il diritto internazionale, avrebbero diritto all’asilo politico, ma che secondo una legge locale non potranno averlo mai.
        Israele giustamente vuole essere considerato uno stato dell’Occidente e uno stato democratico, quindi farebbe bene ad ascoltare i suoi tanti attivisti per i diritti umani e a smetterla di nascondersi dietro un infantile “i nostri vicini sono peggio”. Non si sta giocando a guardie e ladri, si sta discutendo di diritti fondamentali. Perché altrimenti dovremmo rallegrarci del fatto che in Italia gli omosessuali non godono di diritti perché in fondo la Tunisia è messa peggio? E la Palestina dovrebbe fregarsene dei suoi cittadini LGBT perché l’Arabia Saudita li tratta ancora peggio?
        Ovviamente tutto questo discorso non è finalizzato a demonizzare Israele o a chiederne il boicottaggio, ma uno stato democratico ha alcuni doveri fondamentali ed è giusto chiederne conto, senza sottovalutazioni, omissioni o imprecisioni che servono solo a creare confusione (come la citazione “In Palestina non ci sono omosessuali”).

        • In Palestina non ci sono omosessuali perché li fanno fuori. Israele non può fare quello che dici tu semplicemente perché è un paese in guerra e i palestinesi sono i nemici. Oltretutto al di là di quello che dicono gli “attivisti” i gay palestinesi sono più che tollerati. Basterebbe fare come l’autrice dell’articolo e venire a verificare di persona invece di lanciare accuse a vanvera.

        • Uno stato democratico ha come primo dovere la difesa dei propri cittadini. Il punto evidenziato da Rupert non è cosa da nulla. Le tue obiezioni andrebbero bene se rivolte a uno stato in pace. Oltretutto sono gli stessi palestinesi a smentire quanto riportato in quel documentario e la prova è davanti a tutti perché non è mai successo che un gay palestinese sia stato estradato. Forse ci vorrebbe un po’ più di obbiettività e meno sottile cattiveria

        • A quanto detto da chi mi ha preceduta, aggiungo: il punto non è se i vicini siano meglio o peggio, il punto è che i vicini vogliono distruggere Israele. Il punto è che per riuscirci usano qualunque mezzo: dai terroristi travestiti da ebrei ortodossi per infiltrarsi a donne col pancione che in realtà è una cintura esplosiva alle ambulanze che trasportano terroristi e armi ed esplosivi ad assassini che si spacciano per omosessuali bisognosi di rifugio. Chi suggerisce di far finta che tutto questo non esista sta suggerendo il suicidio di Israele. Non si sta giocando a guardie e ladri? Vero: si sta giocando a entrare nelle case e sgozzare i neonati nelle culle. Per poi festeggiare in strada a suon di canti e balli e distribuzione di dolci.
          PS: sugli “attivisti” stendiamo un velo pietoso, anzi una coperta pietosa, anzi una trapunta matrimoniale pietosa. E alziamolo invece, il velo, sui loro finanziatori.

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