Russia, Bielorussia, Turchia e immigrazione: club Europa non pervenuto

Ormai l’Unione Europea ci conviene chiamarla club Europa. Non è più, come ci dice Wikipedia, «un’organizzazione internazionale politica ed economica a carattere sovranazionale, che comprende 27 Stati», ma un club dove in tanti vanno a bere e a divertirsi ma nessuno vuol pagare il conto.

È vero, di recente dopo la tragedia di COVID-19 a livello economico qualcosa si è mosso, ma per tutto il resto la UE rimane una specie di club di snob che guarda gli avvenimenti con fare distaccato, senza muovere un dito o, quando fa qualcosa, non di rado provoca danni.

Oggi, oltre al COVID, l’Europa ha di fronte a se quattro grandi temi (qualcuno li chiama impropriamente sfide) che sembra non voler gestire nel migliore dei modi.

Il primo è la Russia di Putin. Dopo l’avvelenamento di Alexei Navalny, il dissidente che potrebbe fare le scarpe a Putin, la reazione europea è stata blanda. Qualche dichiarazione di condanna, qualche richiesta di chiarimenti, pochi azzardi che potrebbero turbare la quiete del club Europa.

Eppure ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo che una “organizzazione internazionale politica ed economica a carattere sovranazionale” non potrebbe e non dovrebbe lasciar correre.

Qui davvero le dichiarazioni non servono ma servono fatti, cioè sanzioni di carattere eccezionale contro la Russia.

Non servono le prove che a ordinare l’avvelenamento di Alexei Navalny sia stato Putin, semplicemente non c’è altra possibilità. Ed è perfettamente in linea con la storia del personaggio.

Il secondo è la Bielorussia. La questione di Lukashenko è stata rinviata per troppo tempo e anche ora, dopo l’ennesima truffa elettorale, la tendenza era quella di soprassedere. Le solite dichiarazioni, qualche velata minaccia di sanzioni ma niente di più.

A rovinare la quiete del club Europa ci hanno pensato però i bielorussi che questa volta proprio non ci stanno ad essere presi per i fondelli da Lukashenko e dai suoi sodali. Le proteste di strada che si vedono in questi giorni in Bielorussia non possono passare inosservate, così come gli arresti degli oppositori. Eppure il club Europa sembra ancora poco reattivo, quasi spiazzato. Ragiona su come aiutare l’opposizione ma non sa come fare. Prova a parlare con la Russia per togliere a Lukashenko l’alleato fondamentale ma non ottiene nulla se non l’impegno di Putin ad intervenire anche militarmente per difendere il regime di Lukashenko. Insomma, un disastro completo.

Il terzo tema, forse il più complesso e grave, è quello della Turchia. Erdogan sta facendo il bello e il cattivo tempo nel Mediterraneo orientale. Minaccia militarmente la Grecia dopo che le sue navi hanno letteralmente “invaso” le acque greco-cipriote con l’intento di appropriarsi di giacimenti di gas non suoi. Interviene militarmente in Libia buttando all’aria qualsiasi negoziato in corso. Occupa parte della Siria senza che nessuno osi dire nulla.

E cosa fa il club Europa? Tratta bellamente con la Turchia il modo di superare i vincoli di Schengen in modo da permettere ai cittadini turchi di entrare in Europa senza nessuna restrizione. E per fortuna che si sono fermati sull’adesione della Turchia alla UE, anche se solo momentaneamente. Con la Turchia stiamo davvero sfiorando il masochismo politico (e religioso).

Infine, quarto ma non ultimo, il tema immigrazione. L’incendio nel campo profughi greco di Moria, nell’isola di Lesbo, è solo l’ultima di una lunga serie di dimostrazioni che, per quanto riguarda il tema della immigrazione, l’Europa è totalmente assente.

Italia e Grecia abbandonate praticamente a loro stesse. A parte le promesse di dare il via a un qualche tipo di ricollocamento, in pratica non si è visto nulla con i paesi dell’est (il gruppo di Visegrád) che addirittura si oppongono fermamente a qualsiasi ipotesi di suddivisione obbligatoria.

Una “organizzazione internazionale politica ed economica a carattere sovranazionale” degna di questo nome prenderebbe questi paesi e li costringerebbe (magari con il taglio di qualsiasi aiuto economico di cui godono ampiamente) a prendersi la loro parte di migranti. Invece siamo nel club Europa dove si beve, si mangia e in tanti non pagano il conto.