Giuseppe Conte: dalla Russia con amore
Dalla operazione «dalla Russia con amore» alle ultime uscite pro-Putin, Giuseppe Conte e il M5S sono passati dalla difesa dei più deboli come tratto distintivo, al sosteno più o meno aperto a Putin
«Dalla Russia con amore» era il nome in codice dato dai russi alla missione che nel 2020 permise alla loro intelligence e ai loro militari di entrare in Italia, ufficialmente per una missione umanitaria, gentilmente inviati dall’allora Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte.
Ufficialmente avrebbero dovuto assistere l’Italia, gravemente colpita dal Covid, con respiratori, macchinari vari e personale specializzato contro le minacce chimiche, radiologiche e biologiche.
In realtà non c’è traccia di un loro aiuto, il personale era praticamente composto da soli militari operativi o appartenenti alla intelligence, i quali ebbero accesso ad una enorme quantità di dati sensibili senza praticamente fare sforzo alcuno.
Il 2020 è stato l’anno in cui un batterio si è portato via la mia gamba destra, quindi non ho seguito con particolare interesse le imprese del sig. Conte. In quel momento ho pensato ad una sua leggerezza.
Poi arriva il 2022, l’anno in cui Giuseppe Conte inizia la sua lenta ma costante parabola di appoggio alle posizioni russe, anche se ufficialmente condanna l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Mentre all’inizio ha appoggiato l’invio di armi a Kiev, non potendo fare altrimenti, dall’agosto del 2022 pur condannando ancora l’invasione russa e distinguendo tra aggredito e aggressore, comincia a contestare l’invio di armi difensive all’Ucraina, ufficialmente perché vorrebbe più impegno a livello diplomatico.
Ora, chiunque occupi una posizione politica, anche un nessuno qualsiasi, sa che l’unico che non ha mai voluto sedersi ad un qualsiasi tavolo delle trattative è Vladimir Putin, il quale ha dettato le sue condizioni, la resa dell’Ucraina, e non si è mai scostato da quella posizione. Quindi non si capisce a quale tipo di diplomazia si riferisse il sig. Conte. O meglio, si capisce che Conte e il M5S usano quella scusa unicamente per opporsi al sostegno all’Ucraina.
E perché Giuseppe Conte e il suo partito non appoggiano la resistenza ucraina? E perché si è formato un club (M5S, il Fatto Quotidiano, La 7) palesemente filo-russo?
Siamo di fronte a gruppi o personaggi che hanno fatto della difesa dei più deboli un loro tratto distintivo. Eppure sostengono l’aggressore Putin.
Certo, all’inizio non apertamente. C’era sempre quella scusa del «no war, but diplomacy» che come abbiamo visto non regge. Ma di recente questo appoggio è diventato palese in maniera imbarazzante. Imbarazza pure il PD che con Conte vorrebbe creare in cosiddetto «campo largo» e si ritrova nel «campo Lavrov», come lo ha definito l’ottima Pina Picerno.
Ora, le domande restano. Come può un movimento ufficialmente votato alla difesa dei più deboli essere vicino a Putin? Interesse? Ideologia nazista mascherata? Quinta colonna di Putin in occidente? Di certo qualcosa non torna. E non sarebbe male prendere per buona la proposta di Carlo Calenda di adottare misure contro ingerenze straniere, propaganda coordinata e finanziamenti occulti.
In particolare l’adozione di uno «scudo democratico» contro le interferenze straniere nelle elezioni italiane, ispirato anche ai casi di presunte ingerenze in altri Paesi europei. L’obiettivo dichiarato è contrastare operazioni di influenza provenienti da Stati esteri, in particolare la Russia, ma anche altri attori stranieri.
«Serve uno scudo democratico che rafforzi i servizi segreti per tracciare flussi di denaro o attività anomale da parte di attori stranieri» ha detto Calenda. Nello stesso contesto ha aggiunto di voler sapere se alcuni esponenti politici fossero finanziati dalla Russia, precisando che si riferiva a possibili finanziamenti e non alle opinioni espresse.
L’idea è ottima e sarebbe persino doveroso farlo, ma sia a destra (dove c’è la Lega) che nel campo Lavrov non sembrano interessati a farlo. Come mai?
