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lapidazione in iran

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Non l’avremmo mai pensato che ci toccasse dare ragione al nostro nemico numero uno, il sanguinario dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ma su Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ragione lui. Non stiamo naturalmente parlando della condanna a morte per lapidazione o attraverso qualsiasi altro metodo, ma parliamo del “caso Salineh” gonfiato a dismisura dalla stampa occidentale a discapito di altre realtà iraniane addirittura peggiori.

Ci sono diverse cose che non tornano nella super pubblicizzata storia di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e per concorso nell’omicidio del marito. Senza nulla togliere al caso umano, ammesso che realmente esista, vorremmo porre l’accento su alcune incongruenze che, a nostro parere, ci fanno pensare ad una storia che in ogni caso è stata sapientemente montata e pompata.

Innanzi tutto sgombriamo il campo da qualsiasi fraintendimento: questa associazione lotta al pari di altri per salvare la vita a Sakineh Mohammadi Ashtiani. Tuttavia non possiamo fare a meno di notare l’enorme ipocrisia che circonda il caso della donna iraniana condannata alla lapidazione, come se il problema nascesse con Sakineh e morisse con Sakineh, come se fermare questa barbara esecuzione fermasse anche le altre.

Che l’Onu sia ormai ridotto solo a un baraccone succhia-soldi e niente altro, lo andiamo dicendo ormai da anni, che non abbia alcuna influenza sulle vicende mondiali lo sappiamo e lo sanno, purtroppo, tutti quei popoli che invece avrebbero bisogno di una struttura mondiale dinamica e reattiva. Ma che l’Onu diventi il caso più ridicolo della storia moderna è davvero troppo. Come si può definire altrimenti la presenza dell’Iran nella Commissione Onu per la difesa dei Diritti delle donne?