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Iran: contrordine, la donna “adultera” sarà lapidata. Fine di tutte le ipocrisie

Nei giorni scorsi aveva destato soddisfazione la notizia proveniente dall’Iran secondo la quale Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni condannata a morte con l’accusa di adulterio, non sarebbe stata lapidata. In molti avevano gridato alla “vittoria” attribuendosi diversi meriti per la buona riuscita della campagna messa in piedi a favore di questa donna.

Noi eravamo rimasti in silenzio sostanzialmente per due motivi. Il primo era legato al fatto che, lapidazione o meno, nessuno in Iran aveva parlato di “sospensione della pena di morte” come in tanti invece avevano detto. Gli iraniano avevano detto di aver “sospeso la lapidazione” e non che la donna non sarebbe stata giustiziata, magari per mezzo di impiccagione. Il secondo motivo è legato purtroppo alla profonda conoscenza del regime iraniano. Noi sappiamo molto bene di cosa è capace il regime iraniano, conosciamo la sua estrema crudeltà e sappiamo benissimo che gli Ayatollah non si fanno impietosire da una lettera scritta dai due figli della donna né da campagne internazionali. Anzi, se possibile, ogni volta che viene avviata una campagna internazionale fanno l’esatto contrario di quello che gli viene chiesto.

La storia di Sakineh Mohammadi-Ashtiani non è diversa dalle altre centinaia di storie che ogni giorno avvengono in Iran. Che siano dissidenti, giornalisti, blogger, donne adultere, donne malvestite o semplicemente donne per “difetto di nascita”, il regime trova sempre il modo di far lavorare i suoi boia e di ottenere la sua dose di sangue quotidiano. Per questo non avevamo esultato di fronte all’annuncio della sospensione della lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Sapevamo che i sanguinari mullah amano giocare come il gatto con il topo, amano allungare l’agonia delle loro vittime ma, soprattutto, non amano le campagne internazionali che vengono giudicate alla stregua di “indebite interferenze”.

E così ieri è arrivata la conferma da una autorevole fonte che la donna verrà lapidata perché “così prevede la legge islamica”. A dirlo non è stato uno qualsiasi ma il Ministro degli Esteri Iraniano, Manucher Mottaki, che si trovava in visita ufficiale a Madrid (a proposito, cosa ci faceva?). Mottaki è stato chiarissimo: “la giustizia iraniana non ha sospeso la lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. La donna verrà lapidata perché così prevede la legge islamica”. Punto.

Ora, a parte la crudeltà della lapidazione, quello che sembra sfuggire ai più è il fatto che in Iran una donna possa essere lapidata o, se è fortunata, impiccata perché ha avuto dei rapporti con degli uomini. Quante donne iraniane vengono uccise senza che nessuno ne sappia niente? La storia di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è venuta fuori per un caso fortuito, ma sono centinaia le donne accusate di adulterio o di violazione di una delle tanti leggi misogine contenute nella legislazione islamica che rischiano la pena capitale o, nella migliore delle ipotesi, una lunghissima detenzione fatta di restrizioni e violenze. Intendiamoci, non c’è nessuna intenzione da parte nostra di sminuire la terribile storia di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, ma giudichiamo estremamente riduttivo concentrarsi unicamente su un singolo caso solo perché è balzato agli onori della cronaca ignorando tutte le centinaia di casi simili. Insomma, ci sembra un po’ ipocrita. E con questo vorremmo rispondere anche alle centinaia di email che ci sono giunte in questi giorni nelle quali ci si accusava di non aver trattato il caso di Sakineh Mohammadi-Ashtiani. Noi non siamo ipocriti, non trattiamo un caso solo perché è balzato agli onori delle cronache dimenticando tutti gli altri, dimenticando le donne e gli omosessuali che ogni giorno vengono uccisi in Iran. A noi interessa liberare l’Iran dal giogo degli Ayatollah, liberare il popolo iraniano dalla terribile morsa in cui lo stringe la dittatura del sanguinario Ahmadinejad. A noi interessa restituire il Diritto al popolo iraniano con qualsiasi mezzo purché non sia un mezzo ipocrita. Questo non significa che non condanneremo l’esecuzione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani quando avverrà. Ma scusateci se non possiamo dimenticarci di tutti gli altri.

Noemi Cabitza