Non l’avremmo mai pensato che ci toccasse dare ragione al nostro nemico numero uno, il sanguinario dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ma su Sakineh Mohammadi Ashtiani ha ragione lui. Non stiamo naturalmente parlando della condanna a morte per lapidazione o attraverso qualsiasi altro metodo, ma parliamo del “caso Salineh” gonfiato a dismisura dalla stampa occidentale a discapito di altre realtà iraniane addirittura peggiori.

Abbiamo già parlato della ipocrisia che circonda questo caso sollevando dubbi persino sul fatto che questa donna esista veramente e che non sia invece una manovra iraniana per spostare l’attenzione internazionale su di lei invece che su cose e casi assai più seri che accadono in Iran. Come spiegare altrimenti l’enorme attenzione a livello mondiale su un caso che vede una donna accusata di omicidio e adulterio (si tende a dimenticare l’accusa di omicidio) e condannata a morte dalla giustizia iraniana, mentre passano in secondo piano casi ancora più gravi di donne iraniane condannate a morte (sempre per lapidazione) come per esempio quello di Azar Bagheri, arrestata quando aveva solo 14 anni e condannata a 100 frustate e alla lapidazione per adulterio? Come non notare che questa bambina a soli 14 anni era già sposata e addirittura accusata di tradire il marito? Come non indignarsi per una pena di morte inflitta in un modo barbaro ad una minorenne? Eppure di Azar Bagheri non ne parla nessuno al di fuori del circuito della dissidenza iraniana.

E così mentre il mondo occidentale si mobilità per Sakineh (ormai la chiamano tutti solo per nome), mentre addirittura presidenti, primi ministri e capi della diplomazia si muovono per lei, in Iran avviene la resa dei conti finali con la dissidenza. Decine e decine di ragazzi vengono arrestati e condannati a pene durissime o a morte con l’unica colpa di aver protestato contro il dittatore. I difensori de Diritti Umani vengono ridotti al silenzio e accusati di essere Moharebeh (nemici di Dio), accusa che porta dritta al patibolo. L’ultima caso gravissimo, quello di Shiva Nazar Ahari, si sta consumando nel silenzio più totale dei media internazionali.  Che dire poi delle oltre 200 donne che rischiano la pena di morte per adulterio (non per omicidio) di cui ci ha raccontato il Premio Nobel per la Pace, Shirin Ebadi, anche lei costretta all’esilio nel totale silenzio dei media?

E allora, come si fa a non dare ragione al sanguinario dittatore iraniano quando dice che il caso di Sakineh è stato gonfiato a dismisura dalla stampa occidentale? Magari lo hanno inventato proprio le sapienti menti della disinformazione iraniana. Come già detto ci puzza parecchio il fatto che i figli di Sakineh possano parlare così apertamente (accusando il regime) senza essere arrestati. Ci puzza anche il fatto che, tutti presi da Sakineh, nessuno parli più della dissidenza iraniana, dei blogger e dei giornalisti da mesi in carcere e di cui non se ne sa più niente, delle decine e decine di studenti rinchiusi a Evin o nel carcere di Kazirak dove sono costretti a subire ogni forma di violenza. Ma il mondo parla solo di Sakineh, come se il destino delle altre migliaia di donne iraniane in carcere fosse legato a quello di questa (ipotetica) figura. Con tutto il rispetto per questa donna, i problemi in Iran sono ben altri.

Noemi Cabitza

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