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Ieri il Tribunale Speciale dell’Onu per il Libano ha finalmente reso pubbliche le conclusioni alle quali è giunta la commissione d’inchiesta internazionale e indipendente in merito all’omicidio dell’ex premier libanese, Rafik Hariri, ucciso con una autobomba il 14 febbraio 2005. Come era ormai risaputo a organizzare l’attentato furono uomini di Hezbollah dietro ordine preciso della dirigenza del gruppo terrorista. Emessi quattro ordini di cattura internazionale.

Gli eserciti regolari fanno le manovre militari per tenersi addestrati. Le polizie di tutto il mondo fanno le esercitazioni per prendere i criminali. Hezbollah allora cosa fa? Semplice, organizza delle vere e proprie manovre militari che altro non sono che la prova generale per il futuro golpe.

Mentre il Primo Ministro libanese, Saad Hariri, è negli Stati Uniti per incontrare il presidente americano, Barack Obama, anche per discutere della situazione di tensione che il Libano si appresta a vivere in seguito alla pubblicazione del risultato dell’inchiesta del Tribunale Internazionale dell’Onu sull’omicidio dell’ex premier, Rafik Hariri, in Libano Hezbollah con un colpo di mano rovescia il Governo.

Dopo l’Iran e la Siria mancava solo la Turchia a spingere sul Governo libanese affinché ceda alle pressioni di Hezbollah. Il buco è stato riempito ieri dal Primo Ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, in visita nel Paese dei cedri. Un falco malefico travestito da colomba.

E’ incredibile come l’occidente stia letteralmente chiudendo gli occhi di fronte a quanto sta accadendo in Libano. Giovedì scorso il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ordinato la mobilitazione totale degli uomini del gruppo terrorista. Ieri ha tuonato contro il legittimo governo presieduto da Hariri minacciando di deporlo se accetterà le conclusioni del Tribunale speciale sul Libano incaricato di far luce sull’omicidio di Rafik Hariri, padre dell’attuale premier libanese ucciso da una autobomba cinque anni fa.

La visita del Re saudita Abdullah in Libano dei giorni scorsi è l’ennesimo atto di quello che sembra a tutti gli effetti un vero e proprio tour del sovrano saudita per risolvere le divergenze del mondo arabo con il Tribunale Penale Internazionale.