«Tutti dovrebbero schiaffeggiare i soldati israeliani, non solo io». Così parlò Ahed Tamimi lo scorso 2 ottobre durante una intervista alla radio tunisina.

«Quello che ho fatto dovrebbe essere una cosa normale. I soldati (israeliani n.d.r.) andrebbero sempre schiaffeggiati, ovunque essi siano, indipendentemente dal fatto che abbiano fatto qualcosa o no» ha poi rincarato la dose.

Come tutti ormai sapranno Ahed Tamimi è diventata l’icona del cosiddetto “popolo palestinese” dopo che, durante l’ennesima provocazione, ha preso a schiaffi un soldato israeliano e per questo è stata condannata, dopo un suo patteggiamento, a otto mesi di carcere. Buona parte dei media ha dipinto questa ragazza perennemente minorenne (come spesso accade con i palestinesi) come una sorta di eroina che sfida Israele.

In realtà Ahed Tamimi è il frutto di una attenta campagna di marketing implementata dal padre, Bassem Tamini, un uomo di origine bosniaca, un Bushnak, come li chiamano gli arabi e i turchi. Bassem Tamini ha fondato un vero e proprio clan che ha fatto della propaganda anti-israeliana un business molto fruttuoso che attira nel villaggio di Nabi Salih migliaia di giornalisti pronti a riprendere le quotidiane manifestazioni contro Israele. Una macchina di propaganda davvero portentosa che ha portato lo stesso Bassem Tamini ai vertici di al-Fatah, il partito che domina l’Autorità Palestinese.

«Girando per il villaggio di Nabi Salih sembra di stare in un villaggio norvegese» raccontava tempo fa un fotografo americano stupito nel vedere tanti “palestinesi” con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Non sapeva che il clan Tamini non è infatti originario del posto ma che è appunto un Bushnak, bosniaci musulmani trasferiti dai turchi in Medio Oriente durante l’occupazione austro-ungarica della Bosnia. Sono slavi, così come altri cosiddetti “palestinesi” sono egiziani, giordani, siriani o di altre origini. E’ utile a tal riguardo rileggere questo articolo che pone alcune domande scomode sulla Palestina e sul cosiddetto “popolo palestinese”, domande che per il momento non hanno trovato risposte adeguate che ci facciano pensare a un “popolo palestinese” autoctono.

Ecco che allora torniamo su Ahed Tamimi come icona del cosiddetto “popolo palestinese” e ci rendiamo conto che in realtà è proprio così, Ahed Tamimi è effettivamente la rappresentazione perfetta di un popolo del quale fino alla nascita di Israele non si aveva notizia, creato ad hoc per contrastare lo Stato Ebraico attingendo a man bassa da ogni tipo di provenienza e persino etnia.

Se per esempio paragoniamo il cosiddetto “popolo palestinese” al popolo ebraico ci accorgiamo che il primo non ha una storia, non ha mia avuto una terra, una propria moneta, non ha mai avuto confini o un governo. Al contrario, il popolo ebraico ha una storia millenaria su quelle terre che adesso vengono rivendicate dai cosiddetti “palestinesi”. Anzi, proprio per essere sinceri la prima bandiera conosciuta della Palestina, come ci ricorda Progetto Dreyfus, aveva al centro la Stella di David a dimostrazione che il popolo ebraico è l’unico veramente autoctono del luogo. Tutto il resto è invenzione, propaganda, così come lo è Ahed Tamimi e tutto il suo clan.

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Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia