Ecco la politica cinese per il futuro. E non c’è la Russia

xi jinping arrabbiato con putin

Dalle parti di Pechino si racconta che dopo la telefonata tra Xi Jinping e Vladimir Putin il Presidente cinese fosse letteralmente furioso con il suo omologo russo.

L’aggressione russa all’Ucraina non porta bene all’economia di Pechino e questo a Xi Jinping non piace soprattutto in tempi di Congresso del Partito Comunista cinese.

I dati cinesi sono inclementi. Già il Covid aveva contribuito ad una impennata dei prezzi alimentari e dell’energia che il regime faticava a controllare. La guerra in Ucraina è stata la mazzata finale.

Secondo i dati ufficiali dell’indice dei prezzi al consumo della Cina, da aprile 2021 ad aprile 2022, i prezzi degli ortaggi freschi sono aumentati del 24%, la frutta fresca del 14,1%, le uova del 13,3% e le patate dell’11,8% ( National Bureau of Statistics (NBS), 11 maggio). I prezzi di benzina, diesel e petrolio liquefatto sono aumentati rispettivamente del 29,0%, 31,7% e 26,9%.

Tutto questo sta portando la Cina verso una politica di autosufficienza alimentare ed energetica da implementarsi nel giro di pochi anni, politica che rovina i piani russi per sostituire i clienti occidentali con quelli asiatici e del sub-continente indiano.

La nuova politica del grano

Durante un viaggio elettorale nella città Meishan per conoscere la coltivazione e l’accrescimento sperimentale del riso, Xi Jinping ha lanciato quella che i media cinesi hanno ribattezzato la “nuova politica del grano” volta a garantire alla Cina l’autosufficienza alimentare.

Nel lanciare la nuova politica del grano il Presidente cinese ha sottolineato il ruolo chiave dell’agricoltura nel raggiungimento di una società più prospera e produttiva, sottolineando altresì l’applicazione di tecnologie avanzate tra cui la semina di ceppi di grano ad alto rendimento e pratiche commerciali efficaci di gestione agricola per ottenere raccolti eccezionali.

Un rapporto del 2021 dell’Accademia cinese delle scienze agrarie e dell’Istituto di ricerca sulla politica alimentare internazionale ha rilevato che la Cina sarà autosufficiente al 99,3% nella produzione di cereali di base, inclusi grano e riso, entro il 2025.

La dottrina dell’autosufficienza

Gli sforzi per raggiungere l’autosufficienza nel settore agricolo fanno parte di una più ampia serie di misure politiche che cercano di rendere la Cina più autosufficiente e di fare affidamento principalmente sull’economia nazionale come motore della crescita.

L’attuale piano quinquennale formalizza la politica di Xi sulla doppia circolazione per riorientare l’economia cinese in modo che diventi più autosufficiente sul mercato interno non solo per fornire risorse e tecnologia, ma anche per stimolare la domanda (China Leadership Monitor, 1 settembre 2021).

La doppia circolazione si integra con altri sforzi per raggiungere una maggiore autosufficienza, tra cui

  • la spinta all’internazionalizzazione dello Yuan e alla creazione di una moneta digitale, in modo da ridurre la dipendenza dal sistema finanziario internazionale;
  • la promozione dello sviluppo e dell’innovazione tecnologica interna attraverso l’iniziativa Made in China 2025, al fine di evitare la dipendenza dalla tecnologia straniera;
  • la valorizzazione delle imprese nazionali per ottenere un esercito di livello mondiale attraverso la Military Civil Fusion.

Oltre a cercare di aumentare la produzione agricola interna, quest’anno la spinta all’autosufficienza sembra focalizzata su altre due aree:

  • sfruttare lo sviluppo delle infrastrutture interne per promuovere lo sviluppo tecnologico indigeno e aumentare la domanda interna;
  • e lo sviluppo della produzione energetica nazionale perseguendo la sicurezza e l’indipendenza energetica.

In una Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici il 26 aprile, Xi ha annunciato una nuova spinta “a tutto campo” per aumentare la costruzione di infrastrutture, che ha affermato essere essenziale per rafforzare lo sviluppo economico e sociale. Secondo Xi, ciò è dovuto al fatto che la costruzione di infrastrutture è vitale per “garantire la sicurezza nazionale, snellire la circolazione interna, facilitare la ‘doppia circolazione’ dei mercati interni ed esteri, espandere la domanda interna e promuovere uno sviluppo di alta qualità” (CCTV , 27 aprile).

La produzione di energia

La produzione di energia è un’altra area in cui la Cina ha cercato di rafforzare la propria autosufficienza a causa dell’elevata domanda globale e della scarsa offerta, delle preoccupazioni per le minacce alla sua sicurezza energetica e alle linee di approvvigionamento internazionali.

Per ora la Cina sembra affrontare questo problema accumulando carbone (Pechino ha promesso che il suo consumo di carbone raggiungerà il picco nel 2025) e cercando nuove fonti di energia sviluppando le sue capacità sia estrattiva che sul rinnovabile.

Sul primo fronte, la Cina ha incrementato notevolmente le attività di trivellazione offshore e attualmente gestisce 61 piattaforme che operano a profondità d’acqua superiori ai 3.000 metri. All’inizio di questo mese, la China National Petroleum Corporation (CNPC) ha annunciato di aver compiuto due nuove scoperte nel campo delle trivellazioni offshore: l’installazione del più alto giacimento offshore in acque profonde dell’Asia nel Mar Cinese Meridionale e la posa di oltre 100 chilometri di condutture per il primo progetto offshore del Bangladesh, intrapreso attraverso la Belt and Road Initiative.

Perché Xi Jinping è così arrabbiato con Putin

Negli ultimi due anni, i prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale sono aumentati di circa il 55% (Deloitte, 31 maggio). La Cina, che alla fine dello scorso decennio si è rivelata essere come il più grande acquirente di prodotti agricoli al mondo, con importazioni per un totale di 133,1 miliardi di dollari nel 2019, è particolarmente vulnerabile a questo aumento dei costi alimentari (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, 29 settembre 2020).

A causa dell’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari dovuta alla guerra in Ucraina, la Cina ha persino dovuto interrompere temporaneamente i suoi sforzi di diversificazione dalle importazioni agricole statunitensi e ha recentemente aumentato gli acquisti di mais e soia (South China Morning Post, 25 aprile). Ciò sottolinea che gli attuali shock di approvvigionamento del mercato alimentare globale hanno imposto a Pechino scelte difficili ed evidenzia l’importanza di incrementare la produzione agricola nazionale.

Tutto questo ha chiaramente fatto infuriare il Presidente cinese che nella telefonata con Putin non solo avrebbe negato qualsiasi forma di aiuto alla Russia, ma avrebbe persino sottinteso che la Cina non comprerà il gas che la Russia non vende più all’Europa, prima di tutto perché non ci sono le infrastrutture (i gasdotti) per portare quel gas in Cina (ci sono le navi ma non è la stessa cosa di un gasdotto, per costi, tempi e quantità), in secondo luogo perché Pechino ha già contratti in essere con diversi paesi (tra i quali l’Iran) e spera in poco tempo di diventare autosufficiente anche sotto quel profilo.

Non c’è quindi la Russia nel futuro della Cina, né in quello immediato né tanto meno in quello a lunga scadenza. Al limite Mosca potrebbe fare il cagnolino di Pechino in un contesto geopolitico più ampio di scontro con l’occidente. Ma per il momento a Pechino hanno altre gatte da pelare.

Franco Londei
Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia