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Israele mette fine all’era dell’incitamento all’odio su Facebook

Ott 12, 2021

Israele mette fine all’era dell’incitamento all’odio su Facebook

Finalmente uno Stato che valuta concretamente azioni legali per responsabilizzare Facebook sui contenuti d’odio pubblicati sulla piattaforma e limitare la loro diffusione.

Israele ha deciso di creare un team di esperti selezionati dal ministro delle Comunicazioni, Yoaz Hende, che avranno il compito di capire il funzionamento dell’algoritmo di censura del colosso dei social network.

Lo scopo ultimo è quello di rendere Facebook responsabile dei contenuti pubblicati sulla piattaforma, in particolare quelli che incitano all’odio e quelli antisemiti.

Il team di esperti intimerà a Facebook di consegnare gli algoritmi con i quali implementa la sua politica di censura per poi valutarne non solo l’efficacia ma anche avere le basi legali per eventuali azioni di responsabilizzazione nei confronti del colosso di Menlo Park.

La decisione israeliana parte dalla verifica lanciata dall’Unione Europea e dal successivo rapporto secondo il quale, nonostante le reiterate richieste da parte della stessa UE, Facebook e gli altri social hanno rimosso meno contenuti d’odio nel 2021 rispetto a quanto fatto nel 2020.

La stessa Unione Europea sta valutando azioni simili a quella presa da Israele, specialmente dopo che l’ex dipendente di Facebook, Frances Haugen, ha testimoniato davanti al Congresso USA sull’influsso deliberatamente dannoso – su bambini, società e democrazia – della creatura di Mark Zuckerberg.

La Haugen ha detto che «le scelte che vengono fatte all’interno di Facebook sono disastrose per i nostri figli, per la nostra sicurezza pubblica, per la nostra privacy e per la nostra democrazia» affermando poi che «la leadership dell’azienda sa come rendere Facebook e Instagram posti più sicuri, ma che non prende volutamente provvedimenti poiché mette il profitto al di sopra di tutto».

Per questo Israele sta valutando le possibilità di creare una normativa che riguardi le reti di social media e che le renda quindi responsabili di quanto in esse pubblicato. La stessa cosa la starebbe facendo l’Unione Europea.

La redazione di Rights Reporter che scrive volontariamente non appena possibile per proseguire il progetto di RR