Una serie di fotografie raccapriccianti consegnate al giornale tedesco Der Spiegel, giudicate dagli esperti autentiche, mostrano come la Turchia abbia usato armi chimiche contro il PKK. Corpi mutilati, bruciati e resi quasi irriconoscibili dai gas chimici spigionati, è questo l’orrore che si è presentato ai giornalisti tedeschi che hanno deciso di non pubblicare le fotografie.

Secondo quanto riferisce il magazine tedesco nel mese di marzo alcuni attivisti curdi per i Diritti Umani avrebbero consegnato le fotografie – che ritraggono otto membri del PKK orrendamente mutilati – ad una delegazione tedesca in visita in Turchia. Le fotografie sono state poi consegnate a Der Spiegel nel mese di luglio. Il magazine tedesco ha fatto controllare l’autenticità di queste immagini ad Hans Baumann, esperto tedesco di fasi fotografici, il quale ha attestato che le fotografie sono autentiche e che non sono state ritoccate. A supporto della tesi che i turchi abbiano usato armi chimiche in Kurdistan c’è anche un rapporto forense della University Hospital di Amburgo il quale conferma che “è molto probabile che gli otto curdi siano morti a causa dell’uso di armi chimiche”.

Immediate le reazioni del mondo politico tedesco e delle associazioni per la difesa dei Diritti Umani tedesche che chiedono una approfondita indagine internazionale che accerti se la Turchia ha fatto uso di armi chimiche in Kurdistan. Da diverso tempo Secondo Protocollo e altre organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani sostengono che la Turchia faccia uso di armi proibite in Kurdistan. Molte testimonianze di sopravvissuti parlano infatti di strani sintomi e di cadaveri orribilmente “trasfigurati” come se fossero morti soffocati. Altre testimonianze parlano di bruciature e vesciche sulla pelle delle persone colpite. Ora le fotografie in mano a Der Spiegel forniscono una prova inoppugnabile. Secondo Claudia Roth, co-presidente dei Verdi tedeschi, i dati raccolti duranti gli ultimi mesi e le molte segnalazioni sospette, compreso il fatto che le autopsie degli otto membri del PKK ripresi nelle foto siano state secretate dalle autorità turche, fanno chiedere a gran voce una immediata inchiesta internazionale. Molti altri politici tedeschi la pensano allo stesso modo.

Gisela Penteker, esperta di Kurdistan della Ong International Physicians for the Prevention of Nuclear War, sostiene che da molti anni la Turchia è sospettata di fare uso di armi chimiche solo che è molto difficile ottenere le prove. “La gente del posto – dice Gisela – ha raccontato molte volte di episodi dove sarebbero state usate armi chimiche ma i corpi delle vittime vengo trattenuti dalle autorità turche e consegnati alle famiglie così tardi da impedire qualsiasi autopsia”.

Immediate le reazione del Governo turco. Secondo il portavoce di Erdogan sarebbe tutto frutto di una campagna diffamatoria messa in piedi dal PKK con l’aiuto di organizzazioni internazionali ostili al governo di Ankara. Il Ministero degli Esteri turco è sulla stessa linea e respinge le accuse affermando che la Turchia è uno dei firmatari della Convenzione sulle armi chimiche e che rispetta rigorosamente detta convenzione. Tuttavia la Turchia rifiuta – stranamente – di sottoporsi a qualsiasi inchiesta internazionale affermando che è una “chiara intrusione in faccende interne alla Turchia”.

A questo punto ci sembra più che evidente che la Comunità Internazionale debba far luce su questi aberranti fatti e che si debba imporre alla Turchia una rigorosa indagine internazionale. Mentre stiamo scrivendo, secondo quanto afferma sempre Der Spiegel, esperti tedeschi stanno analizzando nuove fotografie che riguarderebbero alcune autopsie eseguite da medici turchi su sei vittime curde che si sospetta siano state uccise da armi chimiche. Le fotografie sono state consegnate nei giorni scorsi da attivisti curdi dei Diritti Umani al quotidiano tedesco Die Tageszeitung e ad alcuni giornali francesi.

Ora ci aspettiamo che anche altri Stati europei, soprattutto l’Italia, sostengano la richiesta tedesca di istituire una Commissione Internazionale e, soprattutto, ci aspettiamo che una volta per tutte la Turchia venga messa sul banco degli imputati e che venga rivista sia la sua appartenenza alla NATO che la sua richiesta di adesione all’Unione Europea.

Secondo Protocollo

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