Questa notte due bombe a mano sono state lanciate contro un ufficio doganale di un partito alleato di Hezbollah, il Michel Aoun’s Free Patriotic Movement, il partito di Michel Aoun, il cristiano maronita ex generale passato dalla parte del gruppo terrorista sciita e della Siria. L’episodio è avvenuto nel villaggio di Beit Habab, circa 25 km da Beirut. E’ il primo episodio di tensione segnalato dopo che Hezbollah ha fatto cadere il Governo di Saad Hariri con il ritiro di 11 ministri (erano 10 ai quali se ne aggiunto un altro proprio del partito di Aoun).

Secondo fonti libanesi non ci sarebbero feriti e i danni sarebbero limitati alle infrastrutture, ma è un chiaro segnale che la tensione si sta velocemente innalzando in Libano. Ieri il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva fatto un discorso molto duro contro il Premier Hariri ma aveva assicurato che per il momento il movimento terrorista si sarebbe attenuto alle volontà del Presidente Suleiman che ha incaricato Hariri di formare un nuovo Governo di Unità nazionale, missione quasi impossibile senza Hezbollah.

Tuttavia, nonostante le parole apparentemente concilianti pronunciate dal leader terrorista, gli analisti temono che Hezbollah stia in effetti per scatenare una vera e propria “strategia della tensione”. Anche l’attacco di questa notte agli uffici del partito di Michel Aoun non convince gli esperti. L’ufficio preso di mira non è certo di primaria importanza e all’ora in cui l’attacco è avvenuto gli uffici erano deserti. Insomma, sembra tanto una messa in scena atta a giustificare un atto di ritorsione da parte di Hezbollah o del partito di Aoun che, tra l’altro, non è nuovo a queste trovate.

Intanto, a seguito degli eventi in Libano, Israele ha ordinato un innalzamento del livello di attenzione lungo il confine nord. Secondo fonti dell’IDF il comando Nord avrebbe spostato diversi reparti lungo il confine con il Libano ma ha precisato che “per il momento nessun riservista è stato richiamato in servizio anche la situazione consiglia uno stato di pre-allarme”. A Gerusalemme temono che Hezbollah tenti il colpo di mano e che approfitti della situazione per prendere il controllo del Paese, ipotesi certamente non remota anche visto quanto emerso nei mesi scorsi sui piani del movimento terrorista per prendere il controllo del Libano.

In stato di allerta anche le forze di pace dell’Onu (UNIFIL 2) di stanza nel sud del Paese tra le quali migliaia di militari italiani. Non che UNIFIL possa fare qualcosa per impedire la presa del potere da parte di Hezbollah, ma in base a quello che si è appreso dal comando della forza di pace, si registra una crescente attività dei miliziani sciiti e, soprattutto, si registra la presenza di appartenenti alle Guardie rivoluzionari iraniane, cosa che non fa supporre niente di positivo. Il rischio che i militari Onu si ritrovino a fare da scudo a Hezbollah in caso di scontro armato con Israele è altissimo.

Nelle prossime ore seguiremo l’evolversi della situazione in Libano cercando di aggiornare i lettori nel più breve tempo possibile. Così come per tutte le aree di crisi verrà aperto una apposita discussione sul Forum di Secondo Protocollo (sezione Politica Internazionale) dove verranno inseriti tutti gli aggiornamenti.

Secondo Protocollo

1 Comment

  1. Il Libano rischia di scivolare in un’ennesima guerra civile. Il copione messo in atto da Hezbollah è ricattare all’interno e far salire la tensione all’esterno.