La Turchia e tutti i suoi fedeli seguaci in occidente non finiscono mai di meravigliare per ipocrisia. Mentre Erdogan magnifica Hamas e la sua politica, a sfregio del fatto che tutto il mondo libero consideri il gruppo estremista palestinese un gruppo terrorista, i tribunali turchi al pari di quelli iraniani non disdegnano di mettere sotto processo i giornalisti curdi rei di “diffondere le idee liberali e legate ai Diritti del popolo curdo”. Gli ultimi in ordine di tempo sono lo scrittore Mehmet Güler e il suo editore Ragip Zarakolu.

Ma cosa hanno fatto questi due incoscienti per meritarsi un processo in piena regola? Hanno avuto l’ardire di scrivere (il primo) e di pubblicare (il secondo) un libro intitolato “The KCK File: Global State and Kurds without a State” presentandolo alla fiera del libro di Diyarbakir.

Ora, dovete sapere che la sigla KCK debitamente tradotta sta per “confederalismo democratico” cioè il tipo di stato confederale proposto dal PKK come soluzione al problema curdo. Niente di rivoluzionario, niente di terroristico, niente di cui non si possa parlare. E’ una forma di federalismo come c’è in molti paesi del mondo e come si sta tentando di introdurre in Italia. Ma in Turchia è severamente vietato parlare di Kurdistan e soprattutto è vietato riprendere le idee che portano al federalismo. Se poi a seguito della sigla KCK ci mettete anche la frase “ Kurds without a State” magari con la K maiuscola, tanto per dargli la giusta importanza, allora siete davvero finiti.

Il prossimo 30 settembre Güler e Zarakolu dovranno comparire di fronte al tribunale penale di Istanbul per aver “diffuso idee terroristiche e per aver propagandato idee del PKK” (articoli 6 e 7 della legge anti- terrorismo). Rischiano otto mesi di carcere duro che in Turchia non è uno zuccherino.

Ora ci piacerebbe far notare ai nostri lettori come Erdogan si stia spendendo per i Diritti del “popolo palestinese” e, soprattutto, per difendere Hamas che lui chiama amichevolmente “combattenti per la libertà” ma come in casa sua i “combattenti per la libertà” difensori dei Diritti di un popolo millenario (non nato nel 46 quindi), legittimi proprietari di un territorio vastissimo ingoiato da quattro Stati, vengano sistematicamente sterminati senza tanti complimenti. E quando i combattenti per la libertà invece di imbracciare un fucile usano la penna come arma, fatto questo ancora più pericoloso, li incarcera senza troppi problemi dimostrando uno scarsissimo rispetto di quei Diritti Fondamentali che pure pretende per gli altri. Se non è ipocrisia questa…..

Sharon Levi

Comments are closed.