Medio Oriente: inutile sconfiggere ISIS se Iran e Turchia si rafforzano

Che senso ha sconfiggere ISIS se poi si lascia campo libero a Iran e Turchia nella regione? Che senso ha sconfiggere un estremismo islamico se poi lo si sostituisce con un altro estremismo islamico, forse ancora più pericoloso?

Giovedì scorso, non appena arrivato l’annuncio del ritiro delle truppe americane dalla Siria, il Presidente iraniano Hassan Rouhani è volato ad Ankara per colloqui bilaterali a porte chiuse con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan.

Un caso? Era una visita programmata? Più facilmente la decisione del Presidente Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria ha preso di sorpresa un po’ tutti, compreso Erdogan che pure diceva dii esserne a conoscenza. Da qui la necessità di consultazioni tra i garanti di Assad, l’Iran, e la Turchia che di fatto intende occupare una parte di Siria.

Kurdistan e Yemen nell’agenda dei due satrapi islamici

Secondo le agenzie i due satrapi islamici avrebbero discusso del cosiddetto “processo di Astana” di cui fa parte anche la Russia e della situazione nel Kurdistan siriano e in Yemen. Iran e Turchia collaboreranno per “normalizzare” la situazione nelle due regioni. Normalizzare… fa passare i brividi solo il pensare a come Erdogan e Rouhani potrebbero “normalizzare” il Kurdistan e lo Yemen.

Erdogan alza i toni anche con Israele

Ieri durante un programma giovanile tenutosi nella città turca di Izmir il dittatore turco, parlando ai giovani, aveva attaccato duramente Israele.

«Gli ebrei in Israele se un uomo cade a terra lo prendono a calci, anzi, in realtà gli ebrei scalciano non solo l’uomo ma anche le donne e persino i bambini quando sono stati costretti a terra» ha detto Erdogan ai giovani. «Siamo uguali? No, noi come musulmani, affrontiamo gli uomini a testa alta se sono abbastanza coraggiosi da affrontarci e noi insegniamo loro una lezione» ha poi concluso il dittatore turco.

Immediata via Twitter la risposta di Netanyahu

«Il conquistatore della parte settentrionale di Cipro, il cui esercito massacra donne e bambini nei villaggi curdi, in Turchia e all’estero, non predicherà la moralità a Israele» ha detto Netanyahu in un Twitt di risposta a Erdogan.

La comunità ebraica americana contro la decisione di Trump

La decisione del Presidente Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria non è piaciuta alla comunità ebraica americana. Con un blando comunicato diffuso il 20 dicembre l’AIPAC critica la decisione di Trump. «È imperativo che Iran e Hezbollah non riescano a sfruttare questo sviluppo per destabilizzare ulteriormente la regione e minacciare i nostri alleati» scrive la potente lobby ebraica.

«L’amministrazione dovrebbe lavorare con i nostri alleati regionali e prendere provvedimenti per contrastare la crescente aggressione dell’Iran e del suo proxy terrorista, Hezbollah. All’Iran non deve essere permesso di avere una presenza militare permanente in Siria, che è contraria agli interessi degli Stati Uniti e minaccia la pace e la sicurezza della regione» scrive ancora l’AIPAC.

Più direttamente critici con Trump quelli del Comitato Ebraico (AJC) che con un Twitt hanno detto «esortiamo il presidente Trump a riconsiderare il ritiro di tutte le truppe americane dalla Siria. Hanno eseguito un servizio eroico, ma il loro lavoro non è finito. Gli unici vincitori saranno la Russia e l’Iran e uno stato islamico in ripresa. Perché dovremmo cedere a loro? Mantenere la rotta!»

E qui torniamo alla considerazione iniziale: che senso ha sconfiggere l’estremismo islamico di ISIS se poi si lascia campo libero all’estremismo islamico turco e iraniano, appoggiato per di più dalla Russia?

Gli unici a gioire della decisione del Presidente Trump sono i turchi, gli iraniani, Hezbollah e i russi. Tutti gli altri sono fermamente contrari. Possibile che al Presidente americano non sfiori l’idea di aver sbagliato tutto?

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