La notizia è arrivata dirompente e inaspettata da Shabelle Media Network: gli estremisti islamici di al Shabaab, legati ad Al Qaeda, si sono ritirati dalla capitale somala, Mogadiscio, dopo che per anni l’avevano messa a ferro e fuoco.

L’esercito regolare somalo si è attribuito subito il merito della ritirata dei terroristi islamici, ma è più probabile, come fa sapere Shabelle Media Network, che la ritirata di al Shabaab sia dovuta alla mediazione portata avanti dal gruppo di anziani degli Hawiye, un gruppo tradizionale somalo molto rispettato, il quale avrebbe fatto pressione sugli estremisti islamici affinché lasciassero libera la capitale somala e interrompessero gli attacchi in Somalia, gravemente colpita da una delle emergenze umanitarie più tragiche della sua pur travagliata storia.

E’ lo stesso portavoce degli Hawiye, Ahmed Diriye Ali, a riferire che gli al Shabaab si sarebbero ritirati verso il sud del Paese grazie all’intervento degli anziani somali. Secondo lo stesso Ahmed Diriye Ali, adesso si potrebbe aprire una fase nuova per la Somalia. Gli Hawiye avrebbero infatti convinto i leader estremisti a trattare con il Governo somalo per raggiungere una pacificazione permanente.

Di parere opposto il vice comandante dell’esercito somalo, il Generale Abdikarim Yusuf Aden, che oltre a negare qualsiasi trattativa con i terroristi, ha intimato agli estremisti islamici di abbandonare le armi senza condizioni oppure di “entrare nelle fila dell’esercito somalo” e collaborare con esso per pacificare il Paese, il tutto però abbandonando le linee intransigenti degli al Shabaab. “Chiunque vestirà la divisa dell’esercito regolare o abbandonerà le armi verrà perdonato, tutti gli altri verranno eliminati” ha detto il Generale Abdikarim Yusuf Aden.

La situazione quindi, nonostante il ritiro degli al Shabaab da Mogadiscio, risulta essere ancora estremamente confusa e nemmeno i più esperti osservatori delle vicende somale riescono a decifrarla. Per il momento godiamoci la fine dei combattimenti a Mogadiscio nella speranza che al più presto possano entrare in città le organizzazioni umanitarie e dare il via alle distribuzioni di beni di prima necessità alla popolazione stremata da anni di combattimenti.

Secondo Protocollo