Ora dopo ora si delinea quale sarà la politica dei talebani, con quali attori si svolgerà e se veramente ci sarà da parte degli studenti coranici una apertura verso qualcosa che non sia il Medio Evo islamico.

Sull’ultimo punto temo che le possibilità che vi sia da parte talebana una seppur minima apertura al mondo moderno sia da escludere totalmente.

Mentre sembra più chiara la politica delle alleanze con le potenze regionali (e non) che il califfato islamico intende portare avanti per superare i primi scogli che gli si parano davanti.

Curiosamente (ma non troppo) a delineare la politica talebana è stato Faiz Hameed, capo dell’ISI, la potentissima intelligence pakistana già genitrice proprio dei talebani e ora artefice del loro ritorno.

Secondo fonti della intelligence indiana il capo degli spioni pakistani nelle ore scorse avrebbe incontrato i suoi omologhi di Russia, Cina, Iran e Tagikistan per concordare con loro le prossime mosse del regime talebano.

All’ordine del giorno ci sarebbe stata la politica estera e quella di sicurezza interna, in particolare decisioni riguardanti la resistenza interna al paese che sembrerebbe preoccupare non poco i talebani.

Si sarebbe quindi raggiunto un accordo sul fatto che nessuno di questi Paesi avrebbe concesso alcun tipo di asilo ai capi della resistenza afghana né a chiunque sia in fuga dal sanguinario regime talebano.

Nelle stesse ore il primo ministro ad interim del governo talebano, il Mullah Mohammad Hassan Akhund ha incontrato il Ministro degli esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman al-Thani, con il quale avrebbe discusso di relazioni bilaterali, assistenza umanitaria, sviluppo economico e interazione con il mondo (proprio così, interazioni con il mondo), un modo davvero curioso per dire che Kabul è passata all’incasso dai suoi secondi datori di lavoro dopo il Pakistan.

La cosa davvero curiosa di tutto questo non è tanto la semplificazione della politica talebana delle alleanze (a dispetto delle mille mila complesse analisi degli “esperti”) quanto piuttosto la constatazione che il primo e il secondo datore di lavoro dei talebani sono rispettivamente un fondamentale alleato degli Stati Uniti (il Pakistan) e il regime del Golfo con la più grande base navale americana del medio e lontano oriente (il Qatar).

Poi vaglielo a spiegare agli “esperti” il perché dopo venti anni di guerra contro i talebani, dopo aver armato e addestrato un esercito di 350.000 unità, tutto è caduto in due settimane.

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Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia