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E’ stata consegnata ieri alle Nazioni Unite- Dipartimento per gli Affari Politici- sezione Africa – prevenzione dei conflitti armati, e all’Unione Europea, sezioni aiuti umanitari, politica estera e commercio estero, la versione definitiva della proposta per un “Protocollo per la certificazione della provenienza del Coltan” costruita sulla base del “Protocollo di Kimberley” per i diamanti.

Quando abbiamo aderito alla “Campagna contro lo sfruttamento delle risorse nelle Repubblica Democratica del Congo” non lo abbiamo fatto perché “di solito a queste campagne si aderisce”. Lo abbiamo fatto perché per la prima volta un gruppo di associazioni si è messo insieme per portare avanti un progetto serio di sensibilizzazione in merito a quanto sta accadendo in RD Congo.

Inizia oggi la pubblicazione di un rapporto dettagliato e articolato sulla Repubblica Democratica del Congo redatto in sei mesi di lavoro da Bennet Bailey, ricercatore di Watch International, il quale ha scandagliato per la nostra associazione (e anche per altri) la reale situazione nella parte nord-est della RD Congo per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse minerarie e le conseguenze (guerre e crisi umanitarie) che ne derivano.

Ha destato molta attenzione la decisione dell’amministrazione americana la quale nella riforma di Wall Street ha introdotto un articolo, il 1502, che prevede per i produttori di apparati elettronici quali grandi consumatori di Coltan, l’obbligo della certificazione sulla provenienza del prezioso minerale al fine di evitare che le corporation acquistino i cosiddetti “conflict mineral”, cioè minerali (in questo caso il Coltan) provenienti da aree di conflitto i cui profitti alimentano guerre.

Da molti anni Secondo Protocollo si batte affinché venga introdotto un “Protocollo per la certificazione della provenienza del Coltan”, cioè di quel minerale per lo più estratto illegalmente che serve a far funzionare i nostri apparecchi elettronici. Per fare ciò abbiamo presentato da oltre due anni alle Nazioni Unite un “protocollo di certificazione” sulla falsariga del “Protocollo di Kimberley” per i diamanti (lo trovate in coda all’articolo). Ebbene, dopo tanti anni finalmente qualcosa sembra muoversi anche se non per merito dell’Onu.