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Coltan insanguinato: aumentata a dismisura la produzione. Migliaia di bambini a rischio

La crisi economica mondiale che ha toccato tutti i settori non sembra aver scalfito il settore elettronico che, anzi, grazie alle nuove tecnologie mobili sembra essere l’unico settore in continua espansione. Stessa cosa dicasi del settore dell’energia alternativa. Non si era mai vista una produzione di pannelli fotovoltaici come in questi ultimi tempi. Ma se questo è buono per un verso, il rovescio della medaglia è sporco di sangue.

Lo scorso mese di agosto 2009 è uscito il rapporto “RDC Congo 2009” redatto e distribuito da Watch International del quale ne è stato reso pubblico un estratto che riguarda la zona est della Repubblica Democratica del Congo (link per scaricare il rapporto), quella cioè delle aree di nord e sud Kivu e della regione Orientale, zone ricchissime di miniere di diamanti e di Coltan.

Quello che emerge dal rapporto non è certo una novità assoluta, tutti sanno quanto quelle zone ricchissime di minerali preziosi siano sfruttate da molto tempo e come le popolazioni locali ne subiscano le conseguenze, quello che invece è nuovo è la strana situazione che si è venuta a creare con l’azzeramento della richiesta di diamanti e la contestuale aumentata richiesta di Coltan, arrivata a livelli mai visti.

Fino a ieri il problema più grosso che c’era in quella zona erano i conflitti locali spesso finanziati con il mercato illegale dei diamanti. Oggi la crisi economica mondiale e il conseguente calo verticale delle vendite delle pietre preziose, ha azzerato quasi totalmente questo mercato. Le miniere di diamanti non stanno lavorando in questo momento. Chi invece sta lavorando a ritmi mai visti sono le miniere di Coltan la cui richiesta è invece aumentata a dismisura. Logico quindi che sia i gruppi di potere locali che chi è in cerca di un lavoro si orienti sull’estrazione del prezioso minerale senza il quale i nostri telefonini, i nostri computer e i nostri pannelli fotovoltaici non potrebbero funzionare.

Proprio l’aumentata produzione dei pannelli fotovoltaici (che si prevede in ulteriore notevole crescita) è alla base del vertiginoso aumento della richiesta del Coltan. Le nuove cellule fotovoltaiche in produzione in questo ultimo periodo, possono garantire una resa molto elevata proprio grazie all’utilizzo di columbite-tantalite (Coltan) che garantisce un ottimale bilanciamento tra accumulo di energia e mantenimento della stessa. Sembra paradossale, ma l’occidente e tutta la sua tecnologia avanzata è completamente dipendente da questo minerale che a vederlo assomiglia a una polvere nera con qualche debole brillantio e che fino a pochi anni fa nessuno voleva estrarre. Oggi il suo prezzo è aumentato di mille volte.

Fin qui non ci sarebbe nulla di male nell’estrazione del Coltan, in un Paese normale questo porterebbe ricchezza e benessere. Ma il Congo non è certo un Paese normale e allora l’estrazione del Coltan si trasforma in un incubo per la popolazione, alimenta i conflitti locali, lo sfruttamento delle persone e l’utilizzo di bambini (anche piccolissimi) per la sua estrazione. Secondo quanto riporta il rapporto di W.I. i locali percepiscono appena 200 Franchi congolesi (0,18 euro) per ogni Kg di Coltan estratto. Sul mercato il prezzo attuale del Coltan varia tra i 400 e i 600 dollari al Kg. In alcuni casi, specialmente in quelli in cui vengono impiegati bambini, la paga è giornaliera e comprende un pasto e 100 franchi congolesi (0,09 euro) al giorno.

Proprio i bambini sono le vittime più numerose di questa “corsa all’oro nero”. Sono loro infatti che, grazie alle loro piccole dimensioni, si calano nelle strettissime buche scavate nel terreno ed estraggono le grosse pietre che una volta frantumate daranno il prezioso minerale. Spesso vengono rapiti dai gestori delle miniere e trasformati in schiavi, in altri casi vengono venduti dalle loro stesse famiglie per pochi dollari, con lo stesso risultato finale.

Quando si parla di “Coltan insanguinato” non si parla quindi solo dei microconflitti regionali per il controllo delle aree minerarie, si parla anche delle migliaia di morti che costa l’estrazione e il trasporto del minerale dalle zone di estrazione alle aree di carico. Infatti anche i portatori, costretti a fare lunghissimi viaggi a piedi in mezzo alla foresta per portare il minerale fino agli aerei che lo porteranno alla sua destinazione finale, sono spesso vittime di incidenti o semplicemente della stanchezza. Il tutto per la modica cifra di 250 franchi congolesi (0,22 euro) al Kg.

Chi guadagna di più da questo massacro sono i gestori delle miniere, spesso gruppi armati ostili al Governo congolese e, soprattutto, le multinazionali dell’elettronica, che non si fanno scrupoli nel comprare il “Coltan insanguinato” per risparmiare qualche dollaro al Kg. Infatti se il mercato “ufficiale” del Coltan ha prezzi più o meno definiti quello che si compra sul mercato nero costa circa il 50% in meno.

A peggiorare la situazione c’è la totale mancanza di una regolamentazione internazionale per la certificazione della provenienza del Coltan, cioè una specie di “protocollo di Kimberley” per il Coltan. La nostra organizzazione ha da tempo proposto alle Nazioni Unite un “protocollo di controllo della provenienza del Coltan” fatto proprio sulla falsariga del protocollo di Kimberley per i diamanti (lo trovate per il download in coda all’articolo). Ma alle potentissime lobby dell’elettronica questo non va bene e l’approvazione della proposta continua a slittare di mese in mese. Abbiamo anche chiesto l’aiuto della Missione Italiana Permanente alle Nazioni Unite senza però ricevere riscontro. Di recente si è attivato un canale con alcune aziende del settore elettronico per certificare che il Coltan usato nelle apparecchiature da loro vendute non è “Coltan insanguinato”. La campagna partirà definitivamente a marzo.

E’ logico che è solo un primo piccolo passo, ma il coinvolgimento delle aziende elettroniche in questa battaglia è di fondamentale importanza. Solo così infatti potremo bypassare le lobby dell’industria elettronica e promuovere con la necessaria forza il “protocollo di controllo della provenienza del Coltan”. Nei prossimi giorni partirà una campagna di sensibilizzazione volta a spingere la gente ad un acquisto responsabile delle apparecchiature elettroniche, in particolar modo di telefoni cellulari, di computer portatili e di pannelli fotovoltaici. Siamo noi a beneficiare delle qualità di questo prezioso minerale, facciamo in modo che il nostro benessere non sia macchiato dal sangue innocente di migliaia di esseri umani.

Secondo Protocollo

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