Protocollo per la certificazione del coltan. Ci siamo quasi

Da molti anni Secondo Protocollo si batte affinché venga introdotto un “Protocollo per la certificazione della provenienza del Coltan”, cioè di quel minerale per lo più estratto illegalmente che serve a far funzionare i nostri apparecchi elettronici. Per fare ciò abbiamo presentato da oltre due anni alle Nazioni Unite un “protocollo di certificazione” sulla falsariga del “Protocollo di Kimberley” per i diamanti (lo trovate in coda all’articolo). Ebbene, dopo tanti anni finalmente qualcosa sembra muoversi anche se non per merito dell’Onu.

Le scorse settimane i Ministri delle Miniere di 11 stati africani, riuniti a Nairobi insieme ai rappresentanti delle maggiori multinazionali mondiali, hanno raggiunto un accordo per la creazione di un meccanismo di certificazione e tracciamento delle materie prime tra le quali, oro, diamanti, rame, tungsteno e, soprattutto, coltan. A mettere d’accordo Governi e multinazionali è stata la OECD (Organisation for Economic Co-Operation and Development), che si è impegnata per presentare un documento finale per la tracciabilità dei minerali alla prossima conferenza di Kinshasa che si terrà il 19 novembre prossimo.

C’è voluto l’impegno della OECD e di molte organizzazioni umanitarie per raggiungere questo obbiettivo dato che le Nazioni Unite, come sempre, eccellono nel girarsi dall’altra parte mentre i gruppi ribelli che fomentano decine e decine di micro-conflitti in Africa continuano ad armarsi grazie ai proventi del mercato illegale dei preziosi minerali.

Ora, mentre assistiamo all’ennesimo flop delle Nazioni Unite (anche se c’è da scommettere che finiranno per attribuirsi in qualche modo i meriti), aspettiamo con trepidazione la conferenza di Kinshasa per vedere quanto efficace sarà il documento per la tracciabilità dei minerali presentato dalla OECD e quanto potrà incidere sulla fine di molti micro-conflitti che stanno insanguinando l’Africa.

Il prossimo passo, almeno per quanto riguarda il coltan, sarà quello di mettere negli apparecchi elettronici dove il minerale viene impiegato, una etichetta dove si certifichi che la provenienza del coltan contenuto nell’apparecchio non provenga da zone fuori dalle aree dove la tracciabilità viene applicata.

E’ chiaro anche che un semplice documento non sarà sufficiente. Anche per i diamanti con il “Protocollo di Kimberley, per molti anni non è stato possibile stabilire con certezza che le pietre preziose non provenissero da teatri di guerra, almeno fino a quando non è stata istituito un organismo di controllo internazionale efficace. La stessa cosa dovrà essere fatta anche per il coltan e per gli altri minerali monitorati.

Siamo solo all’inizio anche se un importante passo avanti è stato compiuto. Adesso bisogna attivarsi per fare in modo che il controllo funzioni e che le multinazionali e i grandi trafficanti non trovino altre strade per acquistare i preziosi minerali eludendo il controllo.

Secondo Protocollo

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