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elezioni in sudan

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La scorsa settimana la popolazione del Sud Sudan è stata chiamata a decidere se continuare a essere cittadini sudanesi oppure se separarsi dal Sudan per formare un nuovo Stato indipendente. Le previsioni dicono che i cittadini sud-sudanesi hanno scelto la via della separazione e che formeranno presto il 54° stato africano (i risultati si avranno entro un mese). Tuttavia sono molti i motivi di tensione che non fanno stare tranquilli gli analisti e gli esperti di politica internazionale. Noi li abbiamo analizzati uno a uno nel tentativo di dare a chi non conosce questa realtà un quadro quanto più possibile realistico. Per comodità abbiamo diviso il report in due parti che pubblicheremo in giorni diversi. Una volta pubblicata la seconda parte sarà disponibile anche  il PDF di tutto il report completo di cartine e mappe.

Proprio l’altro ieri riferivamo che in Sudan vi erano concreti segnali di rivolta, una specie di onda lunga dei sommovimenti di Tunisi guidata dal leader islamista Hassan al-Turabi contro il Governo reo di aver aumentato i prezzi e di aver concesso il referendum per la secessione al Sud Sudan. Ieri il Governo sudanese è corso ai ripari arrestando per l’ennesima volta Hassan al-Turabi e altri otto leader islamisti del suo partito.

Se c’è stato un aspetto positivo relativo alle elezioni in Sudan, le prime dopo 24 anni, è quello che almeno per un po’ il popolo ha potuto pensare che il Paese facesse un passo verso una seppur lenta democratizzazione. Anche la stampa in quei giorni ha potuto godere di qualche finestra di libertà dando voce alle opposizioni. Beh, ora tutto è finito e si torna alla dittatura.

Sono arrivati ieri in serata i risultati finali e ufficiali delle elezioni in Sudan. Come previsto Omar al-Bashir viene confermato alla presidenza del Sudan anche se non con quella maggioranza che era prevista dagli analisti. Al secondo posto si piazza il candidato del Sudan People’s Liberation Movement, Yasir Arman. In Sud Sudan plebiscito per Salva Kiir alla presidenza del Governo provvisorio del Sudan Meridionale (Goos).

A parlare per primo di lungo tunnel oscuro (un collo di bottiglia nel lungo tunnel oscuro) riferendosi alle prossime elezioni in Sudan, è stato Hala Alkarib, sudanese e noto attivista dei Diritti Umani oltre che scrittore di diversi libri sul Sudan e sul Corno d’Africa, ma in questi giorni è la frase ricorrente che si sente pronunciare da tutti gli attori delle prossime elezioni sudanesi che si terranno tra pochi giorni, dall’11 al 13 aprile.