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Quello che sta avvenendo in Sud Sudan è un vero confronto politico/militare tra due uomini, Salva Kiir da un lato e Riek Machar dall’altro, che non si sono mai amati e non, come dicono i media, una lotta intestina tra etnie diverse. Certo non si può negare che la rivalità etnica conti, ma in questo caso è secondaria.

John Garang de Mabior, detto “il dott. Garang”, non era un uomo qualsiasi. Capo incontrastato del Sudan People Liberation Movement (Splm) e del Sudan People Liberation Army (Spla), l’esercito sud sudanese che per oltre 20 anni combatté una sanguinosa guerra di liberazione contro il Sudan, aveva uno sguardo magnetico che ti dava sempre l’impressione di poterti scrutare dentro, di poter capire se eri sincero o se mentivi. Era senza dubbio un leader carismatico, non simpatico a tutti, ma terribilmente rispettato e temuto.

Sono arrivati ieri in serata i risultati finali e ufficiali delle elezioni in Sudan. Come previsto Omar al-Bashir viene confermato alla presidenza del Sudan anche se non con quella maggioranza che era prevista dagli analisti. Al secondo posto si piazza il candidato del Sudan People’s Liberation Movement, Yasir Arman. In Sud Sudan plebiscito per Salva Kiir alla presidenza del Governo provvisorio del Sudan Meridionale (Goos).

A parlare per primo di lungo tunnel oscuro (un collo di bottiglia nel lungo tunnel oscuro) riferendosi alle prossime elezioni in Sudan, è stato Hala Alkarib, sudanese e noto attivista dei Diritti Umani oltre che scrittore di diversi libri sul Sudan e sul Corno d’Africa, ma in questi giorni è la frase ricorrente che si sente pronunciare da tutti gli attori delle prossime elezioni sudanesi che si terranno tra pochi giorni, dall’11 al 13 aprile.