John Garang de Mabior, detto “il dott. Garang”, non era un uomo qualsiasi. Capo incontrastato del Sudan People Liberation Movement (Splm) e del Sudan People Liberation Army (Spla), l’esercito sud sudanese che per oltre 20 anni combatté una sanguinosa guerra di liberazione contro il Sudan, aveva uno sguardo magnetico che ti dava sempre l’impressione di poterti scrutare dentro, di poter capire se eri sincero o se mentivi. Era senza dubbio un leader carismatico, non simpatico a tutti, ma terribilmente rispettato e temuto.

Garang morì in un incidente aereo (dalla dinamica mai chiarita) il 30 luglio 2005 mentre a bordo di un elicottero messo a sua disposizione dal Presidente Ugandese, Yoweri Museveni, si accingeva a tornare in Sud Sudan da Kampala dove aveva partecipato ad un meeting bilaterale proprio con Museveni. L’elicottero si schiantò contro il fianco di una montagna vicino alla cittadina di New Kush, al confine tra Uganda e Sud Sudan.  Con la sua morte il Sud Sudan non perdeva solo un leader molto forte, ma perdeva un vero e proprio padre. Il suo posto venne preso dal suo vice, Salva Kirr Mayardit, in passato non sempre in linea con le decisioni di Garang e certamente un uomo con molto meno carisma del Dott. Garang, di certo meno autorevole e meno amato dalla gente del Sud Sudan. In molti avrebbero preferito che la scelta fosse ricaduta su Riek Machar, un politico di etnia Nuer (Kiir è un Dinka come lo era Garang) molto pratico delle trame di palazzo di Khartoum. Ma Kiir, in qualità di generale, aveva dalla sua l’esercito sud-sudanese e a soli sette mesi dalla firma del trattato di pace con Khartoum, avvenuta il 9 gennaio 2005 a Nairobi, la situazione era ancora molto calda per cui si decise per Salva Kiir, tutt’ora in carica.

In questi sei anni, da quello storico 9 gennaio 2005 quando venne firmato il trattato di pace tra nord e sud Sudan che metteva fine ad una guerra durata oltre venti anni, ad oggi, Salva Kiir non ha sfigurato ma l’impressione che se ci fosse stato Garang le cose sarebbero diverse non ha mai abbandonato né gli abitanti del Sud Sudan, né gli analisti. Per esempio Garang non avrebbe permesso che metà del territorio della regione di Abyei, quello ricco di pozzi di petrolio, passasse al nord. Non avrebbe abbandonato i Nuer delle montagne Nuba al loro destino dopo che per tanti anni avevano combattuto al suo fianco. Non avrebbe permesso a Khartoum di appropriarsi dell’80% dei proventi della vendita di petrolio quando il trattato di pace (Comprehensive Peace Agreement – CPA) prevedeva invece una equa spartizione. Probabilmente non avrebbe permesso nemmeno l’espandersi della guerra in Darfur, all’epoca della sua morte ancora un focolaio. Insomma, probabilmente con Garang sarebbe stato un altro Sudan. Salva Kiir invece ha concentrato le sue azioni unicamente su un obbiettivo, quello del referendum per la secessione. Per carità, era l’obbiettivo principale anche per Garang, ma non era l’unico.

Garang, che come abbiamo detto era un Dinka, aveva ottimi rapporti anche con le altre etnie e le difendeva. Nuer, Dinka o Missiriyah che fossero, per lui avevano tutti gli stessi Diritti, erano tutti “figli del sud Sudan”. Kiir invece ha allontanato i Missiriyah e ha abbandonato i Nuer dei Monti Nuba. Garang aveva ottimi rapporti con le etnie vicine, in particolare con gli Acholi del Nord Uganda che più di una volta gli avevano offerto riparo ben sapendo cosa rischiavano con i ribelli del Lord’s Resistence Army (LRA) di Joseph Kony, anch’essi Acholi ma alleati di Khartoum. Aveva legato con i Lango tanto che durante l’offensiva del LRA che incendio il nord Uganda dal 2002 al 2004 e che portò i ribelli ugandesi alla periferia di Lira (centro Uganda), offrì il suo supporto ai rifugiati e i suoi soldati all’esercito ugandese per dare la caccia ai ribelli nel bush. Questi ottimi rapporti Kiir non li ha coltivati. Ha a malapena mantenuto i rapporti con Kampala.

Personalmente, ma forse sono di parte, penso che mai come ora al Sud Sudan manchi John Garang o una figura simile alla sua. Garang era un trascinatore, uno deciso a tutto per il suo popolo, in grado di fare centinaia di Km con il serio pericolo di imboscate solo per arrivare ad un appuntamento con chi lo poteva aiutare a far sviluppare il suo popolo. Certo, anche Kiir era un combattente, ma tolto il fucile non rimane gran che e come uomo politico non si può certo dire che sia al top.

Domenica inizierà la procedura del referendum per la secessione del Sud Sudan. L’esito è quasi scontato e il Sudan Meridionale si separerà dal Nord. Ma le incognite sono tante a partire dalla reale volontà di Khartoum di rispettare l’esito del referendum fino alle potenzialità di sviluppo del sud Sudan. C’è ancora troppa povertà e sono certo che se ci fosse stato Garang la situazione sarebbe stata molto diversa. Spero almeno che vorranno ricordarlo con una cerimonia. Se oggi il Sud Sudan si appresta a votare per l’autodeterminazione lo deve totalmente a questo uomo dagli occhi profondi e magnetici che riusciva sempre a capire chi aveva di fronte.

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