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situazione in egitto

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Devo essere sincero: sapere che la Fratellanza Musulmana egiziana si sta arrovellando le meningi per capire se tentare o meno un atto di forza contro la scelta della Corte Costituzionale egiziana di sciogliere il Parlamento, mi da un sacco di gioia. Saperli finalmente in difficoltà dopo mesi di dominio assoluto e dopo aver riportato l’Egitto nel medioevo (altro che Diritti e democrazia) mi conforta.

La dimostrazione lampante di quanto sia miope la politica estera della amministrazione di Obama arriva da uno dei massimi esponenti della stessa amministrazione, il vice consigliere per la sicurezza nazionale Denis McDonough, il quale parlando ieri ad un convegno sul Medio Oriente ha fatto alcune affermazioni che evidenziano la lontananza di Obama e del suo staff dalla realtà medio-orientale.

Non che ci si aspettasse nulla di più dalla Fratellanza Musulmana egiziana, ma dopo il maldestro tentativo da parte di Obama di sdoganarli ci si attendeva almeno una forma di politica più accorta, certo falsa, ma accorta. Invece quanto successo ieri al Cairo riporta tutti alla realtà, a partire da Obama fino al Premier italiano Monti che proprio nei giorni scorsi ha tentato, anche lui, di sdoganare i Fratelli Musulmani e di farli passare come una forza democratica.

Oggi l’Egitto va al voto per eleggere per la prima volta dopo Mubarak il parlamento. Secondo fonti di stampa araba già dall’apertura dei seggi si sarebbero formate lunghe file di cittadini fuori dai seggi. In migliaia aspettano diligentemente di votare nei maggiori quartieri del Cairo in un clima di forte tensione. Migliaia i blocchi della polizia fuori dai seggi.

Prima di parlare ancora di “primavera araba” in Egitto dobbiamo renderci conto a chi è stato veramente consegnata la terra dei faraoni e quali saranno le conseguenze per il futuro. Per fare questo, cioè per capire in che mani è finito l’Egitto, basta guardare a quello che è successo ieri nella moschea più importante del Cairo ad un raduno organizzato dai Fratelli Musulmani.