Oggi l’Egitto va al voto per eleggere per la prima volta dopo Mubarak il parlamento. Secondo fonti di stampa araba già dall’apertura dei seggi si sarebbero formate lunghe file di cittadini fuori dai seggi. In migliaia aspettano diligentemente di votare nei maggiori quartieri del Cairo in un clima di forte tensione. Migliaia i blocchi della polizia fuori dai seggi.

Secondo i sondaggi ad essere favoriti sarebbero i Fratelli Musulmani che potrebbero raggiungere il 30% dei seggi parlamentari. Fatto salvo il Diritto alla scelta del popolo egiziano, se dovesse andare al potere la Fratellanza Musulmana per l’Egitto si potrebbe aprire una fase difficile e comunque lontana da quello che era lo spirito dei giovani scesi in piazza all’inizio della rivoluzione egiziana per chiedere maggiore libertà e più Diritti. Si ha l’impressione che i Fratelli Musulmani abbiano approfittato del momento particolarmente precario per ottenere consenso. La Fratellanza Musulmana sotto Mubarak era considerata un movimento illegale. Ai Fratelli Musulmani si ispira anche il gruppo terrorista palestinese di Hamas che si può considerare a tutti gli effetti una branca del movimento islamico.

Una delle conseguenze più pericolose (non solo per l’Egitto) in caso di vittoria dei Fratelli Musulmani sarebbe la più che probabile revisione del trattato di pace e collaborazione tra Egitto e Israele. Quello che pensa la Fratellanza Musulmana su Israele lo ha detto con chiarezza il uso leader spirituale, Ahmed al-Tayeb, in un discorso tenuto venerdì scorso nella più importante moschea del Cairo, quando ha detto che «un giorno uccideremo tutti gli ebrei». Con queste premesse il mondo non può certo augurarsi che vincano i Fratelli Musulmani.

A dimostrare quanto sia alta la tensione anche questa mattina è stato attaccato il gasdotto che porta il gas egiziano in Giordania e in Israele. Ad essere colpita è stata una pipeline nei pressi di al-Sabeel. Due esplosioni hanno interrotto di nuovo l’afflusso di gas verso Giordania e Israele. Questo è l’ottavo attacco (l’ultimo lo scorso 25 novembre) che subisce il gasdotto. Alcuni movimenti islamici egiziani sostengono che il contratto di fornitura del gas firmato tra il Governo Israeliano e Mubarak penalizzerebbe l’Egitto in quanto il prezzo pagato da Gerusalemme sarebbe troppo basso. Per questo motivo il gasdotto sarebbe da diversi mesi uno degli obbiettivi dei terroristi islamici. Anche questo contratto, se vincessero i Fratelli Musulmani, sarebbe con ogni probabilità rivisto se non annullato.

In sostanza, se si avesse una vittoria schiacciante della Fratellanza Musulmana, gli attuali equilibri in Medio Oriente, per altro già precari, salterebbero completamente e potrebbe saltare anche un trattato di pace che, tra alti e bassi, tiene dal 1979 garantendo pace e stabilità oltre che a importanti entrate economiche all’Egitto. La cosa non sembra preoccupare i Fratelli Musulmani accecati dall’odio antiebraico. Dall’inizio della cosiddetta primavera araba l’Egitto ha visto calare le entrate derivanti dal turismo e da altri commerci con l’estero (e con Israele) dell’80% con un gravissimo danno per l’economia egiziana. Ora l’interruzione delle forniture del gas potrebbe costare all’Egitto 8 miliardi di dollari per le multe a causa della mancata fornitura. Gli azionisti internazionali del gasdotto nei giorni scorsi hanno mostrato tutta la loro preoccupazione per una situazione che appare fuori controllo. Ma anche questo non preoccupa la Fratellanza Musulmana più intenta ai suoi affari che a quelli del Paese (esattamente come i cugini di Hamas).

Per il bene dell’Egitto speriamo che la vittoria (data per scontata) della Fratellanza Musulmana non sia così schiacciante come prevedono gli esperti. Per gli egiziani sarebbe veramente passare dalla padella alla brace.

Sarah F.

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