Trump tradisce vergognosamente il Kurdistan. Tutto chiacchiere e distintivo

Gli Stati Uniti non riconoscono il referendum per l’indipendenza del Kurdistan. Lo ha detto ieri sera il Segretario di Stato americano Rex Tillerson.

E’ un tradimento che brucia quello americano, sebbene fosse stato ampiamente annunciato nei giorni scorsi. Brucia perché il Kurdistan è stato l’unico a combattere seriamente ISIS, brucia perché il Kurdistan è l’unico Stato a prevalenza musulmana che rispetta i Diritti Civili delle minoranze e le protegge, brucia perché quando l’Iraq stava capitolando sotto i colpi dello Stato Islamico e non sapeva dove sbattere la testa per fermare gli jihadisti sono stati i Peshmerga curdi a metterci un pezza, e che pezza…

“Il voto e i risultati mancano di legittimità e continuiamo a sostenere un Iraq unito”

«Il voto e i risultati mancano di legittimità e continuiamo a sostenere un Iraq unito, federale, democratico e prospero» si legge in un comunicato diffuso ieri sera dal Dipartimento di Stato americano. «Rimaniamo preoccupati delle potenziali conseguenze negative di questo passo unilaterale» continua il comunicato che certifica il tradimento americano.

Io che ho da sempre contesto il Presidente Obama per le sue scelte in politica estera, soprattutto in Medio Oriente, mi trovo oggi a dover contestare questa scelta del Presidente Trump, una scelta che se l’avesse fatta Obama a quest’ora sarebbe stato seppellito dalle critiche, critiche che invece non vediamo tra i sostenitori di Israele convinti che questo sia un “buon Presidente” solo perché ha fatto un sacco di belle dichiarazioni ma che nei fatti continua con una politica accondiscendente nei confronti delle potenze islamiche regionali, tutte rigorosamente contrarie alla indipedenza del Kurdistan. E’ un inaspettato cedimento all’estremismo islamico di Turchia e Iran che ci mostra un Presidente Trump davvero poco coraggioso, un Presidente che parla tanto ma che quando si tratta di fare i fatti si tira sempre indietro (vedi il promesso trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme).

Trump attacca i musulmani e l’estremismo islamico ma quando si tratta di supportare l’unico Stato musulmano che potrebbe dare una qualche speranza per un futuro Islam laico e democratico, tira indietro vigliaccamente il sedere. Qualcuno direbbe che è “tutto chiacchiere e distintivo”.

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