Il clan del Cremlino e quello di Washington. Dove vanno Trump e Putin?

Trump e Putin con sullo sfondo il mondo in fiamme

Credo che ormai sia giunto il momento di ammettere che Donald Trump è un asset russo a tutti gli effetti. Lo dimostra in maniera palese il suo comportamento con l’Ucraina, un comportamento che va ben oltre la semplice “antipatia” per il Presidente Ucraino o per la linea adottata in precedenza da Joe Biden.

Ridurre tutto al fatto che Volodymyr Zelensky non sta simpatico a Trump (sono parole sue pronunciate durante l’incontro con Giorgia Meloni) è davvero riduttivo e irriverente verso un popolo tradito. Esatto, TRADITO, perché è questa la parola giusta da adottare.

E non è vero, come dicono alcuni TrumPutinisti, che è stato votato per questo. Se in campagna elettorale Trump avesse detto che avrebbe fatto lo zerbino di Putin, perché questo è, non so in quanti lo avrebbero votato.

Che poi i motivi per cui lo fa sono ancora misteriosi anche se qualcosa inizia a trapelare, come il fatto che potrebbe essere pesantemente ricattato da Vladimir Putin per tutta una serie di motivi che vanno dal sostegno finanziario alle sue operazioni e alle sue campagne elettorali, fino a video che lo ritraggono fare sesso con minorenni.

I problema ora, oltre che sostenere l’Ucraina che verrà abbandonata dal clan di Trump nel momento in cui giustamente rifiuterà il piano di pace scritto al Cremlino da Steve Witkoff e da Putin, è capire fino a dove può arrivare il dittatore russo tenendo in pugno la Casa Bianca.

Un primo segnale lo abbiamo in Medio Oriente. L’Iran, nonché miglior alleato della Russia e suo indispensabile fornitore di missili e droni, non è più a rischio di bombardamento da parte di Israele. Trump lo ha esplicitamente vietato a Netanyahu. È un dato di fatto. Dopo l’Ucraina Trump ha tradito anche Israele, sacrificato sull’altare russo.

Ma i settori che dobbiamo tenere veramente d’occhio sono quelli del Caucaso Meridionale e della Transnistria, la regione separatista della Repubblica di Moldova, tra il fiume Nistro e il confine con l’Ucraina dove la Russia ha un consistente apparato militare.

Un accordo sull’Ucraina consentirebbe a Putin di concentrare la sua attenzione al Caucaso Meridionale. Il clan del Cremlino punta dritto a riportare Armenia, Azerbaigian e Georgia nell’area d’influenza russa. La Georgia è già sulla buona strada.

Ma quello veramente esplosivo è la Transnistria, perché a prescindere dagli accordi che verranno presi con Kiev, uno degli obiettivi principali del mafioso di Mosca è congiungere i territori occupati con l’invasione dell’Ucraina all’enclave russa in Moldova. In sostanza, Odessa che si trova proprio sulla strada, deve diventare russa.

Quindi si mettano il cuore in pace quelli che pensano alla fine della guerra in Ucraina con la cessione di territorio da parte di Kiev. Il piano di Putin è un altro. Trump non solo lo sa, ma probabilmente ne è una parte importante.

Un altro segno evidente che Trump e Putin “lavorano insieme” è l’utilizzo da parte della Casa Bianca di Steve Witkoff. Chi è realmente questo personaggio senza nessuna esperienze diplomatica che sostanzialmente fa il lavoro del Segretario di Stato Marco Rubio? E come è legato al Cremlino?

Ebbene, secondo informazioni proveniente da fonti russe altamente qualificate, ma anti-Putin, Vitkoff fornì una “referenza” al gangster di Putin, Anatoly Golubchik, quando questi fece domanda per vivere in un condominio al 971 di Madison Avenue.

Chi è Anatoly Golubchik? Il personaggio aveva un ruolo chiave in un casinò ad alto rischio con sede nella Trump Tower. Nella sua lettera di raccomandazione, Witkoff descrisse Golubchik come un “amico” e “un uomo d’onore con una solida reputazione”.

Cosa faceva il casinò gestito da Golubchik nella Trump Tower? I suoi principali clienti erano gli “oligarchi del gioco d’azzardo” provenienti dall’ex Unione Sovietica, tra cui Russia e Ucraina. Attraverso questo club veniva effettuato anche un riciclaggio su larga scala di “denaro sporco”. Anche l’agenzia immobiliare di Trump, attraverso la quale passavano numerose transazioni fittizie con immobili di lusso, ha partecipato al “riciclaggio”.

Come potete vedere, sta emergendo uno schema molto interessante, in cui Trump nomina i suoi uomini, strettamente legati alla mafiosi di Putin, per negoziare sull’Ucraina e sull’Iran.

Ora, Donald Trump è stato eletto con oltre 77 milioni di voti (il 49,8% contro il 48,3% di Kamala Harris, non quindi tutto questo scarto che alcuni sostengono), ma dopo 100 giorni è il Presidente con il più basso consenso della storia degli Stati Uniti. Tuttavia non sembra curarsene, non tanto perché non può correre nuovamente alla presidenza, essendo questo il suo secondo mandato, quanto piuttosto perché, temo, è stato “aiutato a vincere” per distruggere il concetto di occidente e schierarsi dalla parte russa.

L’ex ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer, dice che «Donald Trump si sta dimostrando straordinariamente efficiente nell’autodistruzione. A pochi mesi dalla sua presidenza, ha già distrutto l’alleanza transatlantica tra il Nord America e l’Europa democratica. Lanciando guerre commerciali contro gli alleati statunitensi e mettendo in dubbio la garanzia di sicurezza dell’America in Europa, ha distrutto la fiducia negli Stati Uniti per almeno una generazione. Il ruolo dell’America nel mondo è in rapido declino». Che sia proprio questo il piano?

Franco Londei

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Filo-israeliano, anti-Trumpiano

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