Mentre nel mondo i rifugiati interni continuano ad aumentare, per una volta l’Africa va nettamente in controtendenza. Sono infatti drasticamente diminuiti i rifugiati interni nel continente africano. Il dato è chiaramente globale e comunque tiene conto anche di quelle crisi africane che vanno in controtendenza rispetto al dato globale del continente.

Ma andiamo con ordine e analizziamo i numeri. Sono proprio i numeri a dare la netta impressione che negli ultimi dieci anni la situazione in Africa sia nettamente migliorata. Per fare alcuni esempi, nel 2001 la Sierra Leone aveva 1,3 milioni di sfollati mentre oggi il numero è praticamente pari a zero. Stessa situazione in Uganda dove nel 2001 vi erano circa due milioni di sfollati mentre oggi gli Idp’s Camp del nord sono praticamente vuoti o trasformati in insediamenti stanziali. In Liberia nel 2003 vi erano 500.000 sfollati interni mentre oggi il numero stimato è praticamente pari a zero. La Guinea è passata dai 400.000 rifugiati interni del 2001 agli zero di oggi. Il Senegal che vedeva 70.000 sfollati interni nel 2005 oggi ne può contare solo poche migliaia. Al ribasso anche i rifugiati interni in Nigeria che si aggiravano intorno ai 200.000 nel 2008 mentre oggi non vanno oltre i 120.000. Il Ruanda è passato dai 633.000 rifugiati interni del 2001 ai 100.000 di oggi. Il Congo Brazzaville nel 2001 aveva 150.000 rifugiati interni, oggi il loro numero è praticamente pari a zero. L’Angola che alla fine della guerra civile aveva circa 3 milioni di sfollati oggi può vantare l’azzeramento.

Tuttavia ai numeri positivi fanno da contraltare quelli delle crisi ancora aperte. La Costa d’Avorio, a causa dell’impossibilità di risolvere i problemi interni, in pochi anni a visto aumentare i propri sfollati interni da poche migliaia a 700.000. Uno dei punti più difficili è senza dubbio la Somalia dove il numero degli sfollati è cresciuto dalle 300.000 unità del 2001 agli oltre 1,5 milioni di oggi. Stesso discorso per il Sudan dove il numero è passato dai 4 milioni del 2002 ai quasi 5 milioni di oggi passando per il picco dei 5,8 milioni raggiunto nel 2007. La Repubblica Democratica del Congo è senza dubbio quella più difficile da monitorare in quanto i microconflitti che generano decine di migliaia di sfollati nascono e muoiono in poco tempo ma in maniera pressoché costante, così oggi abbiamo 1,9 milioni di sfollati che erano però ben 3 milioni nel 2002 ma che avevano raggiunto i 1,1 milioni nel 2007. Quindi, rispetto al 2002 vi è stato un notevole calo ma rispetto al 2007 i rifugiati interni sono di nuovo in aumento. Un discorso a parte fa fatto per il Kenya dove vi è una crisi emergente di ampie proporzioni ampiamente sottostimata da Onu e dalla grande stampa internazionale. Infatti i profughi interni kenioti sono in costante aumento e sono passati in pochi anni da 100.000 agli oltre 650.000 di oggi. I profughi interni sono aumentati anche in Etiopia dove sono passati dai 50.000 del 2001 agli oltre 300.000 di oggi.

Tutto sommato e a parte le crisi croniche, nel complesso la situazione africana è notevolmente migliorata negli ultimi anni. Anche dove i numeri degli sfollati interni sono ancora alti si nota un trend al ribasso. I punti più caldi dove ancora la situazione è in peggioramento sono la Somalia, il Sudan e il Kenya. Come detto un discorso a parte va fatto per la R.D. Del Congo dove i numeri sono estremamente fluttuanti e risentono terribilmente dei microconflitti locali.

Complessivamente il numero dei conflitti in Africa è diminuito negli ultimi anni in maniera significativa e questo ha permesso il rientro a casa di milioni di sfollati interni. Resta comunque ancora molto da fare, soprattutto per quanto riguarda alcuni conflitti “dimenticati” o, peggio ancora, “ignorati” come quello somalo o quello latente tra Eritrea e Gibuti.

Secondo Protocollo

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